Non mi capita con tutti i libri, ma stavolta è successo. Ho chiuso l’ultima pagina e mi sono sentita persa all’idea di non poter più seguire passo passo le vicende di Iacovella da Celano. Ma nello stesso istante è accaduta la magia che più mi riempie: Iacovella è entrata per sempre dentro di me, in quel piccolo ma preziosissimo innesto che allarga i confini delle cose che ho realmente vissuto e che vivrò.
Non scorderò mai il suo mondo, il suo amore per la cultura e l’arte, la sua dedizione verso le sue terre, che sono anche le mie terre. Non scorderò la sua femminilità, il suo “imporre” con determinazione e amore un ruolo femminile in una società, quella del ‘400, che lo prevedeva poco, il suo aver opposto alla logica della sopraffazione quella dell’amore e del dono, ad ogni costo e fino alla fine.
La Vittorini ci dà di lei e di queste terre in quegli anni un dipinto delizioso, intimo, rispettoso e mai enfatico; elegante, appassionato, accorato… più di tutto, delicato.
Usa la scrittura come un ago e ricama gli orli di ogni scena con dolcezza, come lo sono la nebbia che scende sul lago del Fucino, la luce scintillante sul maestoso castello di Celano, l’attraversare lento di un gregge di pecore, la dignità e il riserbo di un’anima provata, sopraffatta dai lutti, dalla violenza e dalle angherie, un’anima che non ha avuto il tempo, il modo, di realizzare a pieno la sua identità così ricca di spunti.
Eppure a suo modo lo ha fatto, lottando con le unghie e con i denti in un mondo inospitale, in circostanze imprevedibili, oscure e definitive: la vita è così. Ma la sua grandezza si origina dalla capacità di accettazione e di trasformazione delle stesse.
Un personaggio importante, che non conoscevo, che i nostri figli dovrebbero conoscere sin dalla tenera età (mia figlia di 9 anni che in queste settimane mi ha vista assorta si è già candidata per la lettura…).
Complimenti all’autrice, per averci regalato una storia che porterò con me a lungo. Lo sguardo di Iacovella, e lo sguardo dell’autrice, poggiato sulle cose, a ridonar loro bellezza.
A corredo, bellissimi, la prefazione di Massimo Pasqualone e il dipinto in copertina di Luciana Vicaretti.

