Le corse, ricordo, le altalene sugli alberi, le schiene nude riflesse sul sole, le sedie, il legno, aperte sul prato, il gioco alla fune, i peperoni sott’olio, il volante senza braccia, il cocomero rubato. Le targhe delle macchine imparate a memoria, le portiere aperte, la musica chiusa dentro tutto uno spazio, le comiche al mare imprigionate nel tubo di un’aspirapolvere, vuoto di immaginazione. L’odore nell’aria, il pomodoro sul pane, i pavimenti lucidati al sapore di varechina, la pioggia battente, appuntamento fisso, il giorno dopo ogni pasqua. Una funivia, uno sguardo fisso, un cappello caduto sul burrone di ghiaccio, un sospetto
Raccolte di fretta le portiere, le macchine, il prato, il legno, le sedie, il sole, le schiene, gli alberi, le altalene, i ricordi, le corse. Giardini di marzo, la vita è bella
Eppure si poteva dire
Mia nonna, una sola strada, seduta su quella sedia, i dadi, asso piglia tutto, un centrino sempre stirato, la morte già prenotata, la certezza del fare. L’infanzia, i pacchi enormi di zucchero, le camminate, il sudore di strada, e ora là sopra, l’asfalto.
La casa. Due piani. Un piano terra. Tre piani. Un cancello. I lampioni al passaggio. La notte stellata. Le vecchie fuori la porta, i lunghi capelli raccolti in un tuppo, un pettegolezzo, una gomma in un barattolo tondo da srotolare e ingoiare, se si attacca allo stomaco muori, proviamo, se provi a volare dal letto muori, proviamo, un palloncino attaccato al soffitto, una mano di plastica da appiccicare sul muro. Margherita, la vita è bella
Eppure si doveva dire
La macchina al buio di un piazzale. Noi chiuse dentro, amiche avvolte dentro i nostri primi dieci anni. Arriva un canto lontano, un’allusione al sapore di un’ambiguità da grandi, una risata. Fumo di sigaretta. Una canzone inventata da noi, in rima. Il fumo, di nuovo. Forte. Una battutaccia, non colta. La salopette, il freddo sulle gambe, la sahariana verde pistacchio, il sonno, le scritte sulla cappotta, il giorno dopo scuola. Avverto qualcosa, ecco sto per capire. La musica sale. Un grido nell’aria. Abbiamo vinto. Notte magiche, la vita è bella
I passi sul viale. I grilli in lontananza. Le lucciole sulle mani. Buonasera. La televisione lasciata accesa. I moscerini sui lampioni, neri, la luce gialla, gialli, la luce è nera. Buonanotte, a domani
Ecco le fragole e la panna, il calippo o il fior di fragola?
Sai sbucciarla una mela? Guarda, prova così. L’olio su una bruschetta. Ancora un po’ di sale. Mi scateno nella sala. Dio lele. La vita è bella.
Eppure si poteva capire
Hai mangiato tutto? Prendi ancora. Ti verso l’acqua? La coca cola? E poi casse di odio e di birra, pieni di inchiostro, continua a versare. Chiusa in una stanza, argomento la solitudine, macino la distanza, coi piedi immersi nella stanza. Mi addormento su tre sedie. I segni sulle braccia. Mio padre mi solleva, io fingo di dormire. Riconosco la via di casa, tutto dritto, una piccola curva, mi scuote il corpo di bambina, gira adesso a destra. Sei sveglia? Non rispondo. Per quanto ancora la vita mi porterà in braccio? Piccola stella senza cielo, la vita è bella
Eppure si doveva capire
La notte di san lorenzo, le stelle, vi guardo, vi prendo, l’istinto grida, sono muta, attorniata dai vostri canti, in piastrelle sempre più belle, forni a legna, incanti all’inchiostro, una pizza, una torta, il caffè sul gelato al tartufo, ecco, ora lo sento. Rimmel, la vita è bella
Ritornano adesso. Voci fameliche, sguardi di orrore, auguri all’invidia, pane raffermo inzuppato nel vino. Moriamo. Disegni a matita, civette senza storia, becchi strappati in quattro parti, versati nel cestino. Non rido.
Che sapore ha il sapore del tradimento? Di un moscherino attaccato alla pelle, uno strano sogno, la finestra del bagno sul retro, una risposta strana, uno sgabuzzino al segreto di una casa. Bocca di rosa, la vita è bella
eppure

