Il dipinto nitido di un deserto.
Il 30 aprile del 1950 si consumò quello che passerà alla storia come “l’eccidio di Celano”: in piazza IV novembre i carabinieri, le guardie del principe Torlonia, proprietario delle terre della piana del Fucino (ex lago), e un gruppo di fascisti spararono sui braccianti che si trovavano lì perché bisognosi di lavorare. Persero la vita due uomini, e ne furono feriti una decina. Nel frattempo il picchio rosso dell’autore, Renzo Paris, allora seienne, volava via per sempre, colpito dalla stessa cieca violenza.
Fatti privati e vissuti collettivi, eventi storici e sentimenti personali si intrecciano in queste pagine e regalano al lettore una visuale inedita su quei giorni. Nel mezzo, emozioni, distacchi, perdite, rivincite, gelosie, violenze brutali, ignoranza, superstizione e mito, povertà estrema, spirito di sacrificio, tradizioni, aspettative, sentimenti, sogni. Il dipinto nitido di un deserto, umano e politico.
Nonostante io sia di Celano ho avuto poche informazioni nel corso del tempo su un evento che – insieme all’omicidio collettivo di Francesco Tomei (je Pelúse), avvenuto nel medesimo luogo, nel 1923 – rappresenta a mio avviso un momento chiave della storia della città e della nazione tutta. Lo stesso arricchimento discende dall’apprendere in modo nitido, quasi fotografico, le forme delle strade, gli abiti, il modo di parlare e di porsi dei celanesi di allora, e nel mio caso persino i medesimi vicoli e la stessa Chiesa che hanno ospitato la mia crescita.
Ho trovato questo libro particolarmente prezioso. È quanto mai importante squarciare il velo di una rimozione collettiva e integrare questo evento nella nostra carta d’identità. Solo la consapevolezza può metterci al riparo dal cieco ripetersi degli eventi, anche quando in apparenza cambiano volto.
Lo consiglio a tutti i celanesi, e non solo.

