Scrivevo tutto su fogli di carta. Avvertivo nell’aria la fine di un’epoca. Qualcosa di grande, grande al punto da travolgere l’uomo. Sono trascorsi molti anni da allora, adesso la carta sta davvero svanendo. Adesso davvero tutto un sistema di pensiero e creatività basato sui segni su carta, ma prima ancora foglie, ossa, pietra, argilla, legno, tessuti, pelle, è finito.
Cos’ è la parola senza la carta? Cosa è il pensiero senza la materia?
La voce narrante del mio romanzo, a sua volta personaggio, si trova in un futuro ancora più lontano, dove non ci sono più scritti né carta, ed è dunque impossibile rievocare ricordi, fare sogni, conoscere se stessi e la propria storia. Un futuro di volti di plastica e suoni metallici. Eppure inizia un viaggio incredibile, perché un giorno trova una una scatola rossa piena di lettere, bigliettini, fotografie, un diario… E proprio allora inizia a narrare…
«Respirai a fatica quegli oggetti a me distanti, il loro balsamo, cera sciolta sul mio dolore. Respirai con intensità odori per me inconsueti, l’odore perturbante della carta. Mi narcotizzai con la ruvidezza delle pagine, pagine come foglie, che sfogliavo, foglie bianche all’odore di menta selvatica. Sentite voi stessi: esiste un odore più necessario di questo?
Mi raggiunse un racconto muto e carico, trasportato sulle mie dita attraverso la memoria inconsapevole e intatta delle loro forme, resistite all’oblio degli anni»
Lo specchio degli occhi tuoi, I parte «Illusione e cinismo», Cap. I «La linea del tempo»

