Ho letto il libro ‘Lo specchio degli occhi tuoi’ in due tempi. Un giorno. Poi un anno di pausa.
E tre giorni di fila, terminati stanotte.
Mi è servito un anno, in cui mi sono fatta guardare da Elettra dalla libreria, per trovare il coraggio di riprendere in mano queste pagine.
Lo avevo capito subito che Elettra era il mio specchio.
Che quelle pagine potevano essere un pozzo nero che mi avrebbe inghiottito.
E non potevo consentirglielo.
Non un anno fa, mentre stavo lottando ferocemente con le mie ombre, con le unghie e con i denti.
Ma domenica scorsa ho salvato Elettra dagli scatoloni, in cui sono finiti quasi tutti i miei libri in vista del trasloco.
‘Ora possiamo andare avanti’ le ho detto.
E per tre giorni lei e Viola sono state con me.
Potevo vederle muoversi intorno a me.
O meglio, ero io che – come in una realtà virtuale – mi muovevo nei miei spazi e allo stesso tempo anche nei loro.
Loro, noi, eravamo insieme.
Ho pensato che avrei potuto persino trovare i loro capelli nella mia spazzola in bagno, tanto le ho sentite reali.
Mi sono chiesta se l’autrice avesse scritto, come in un incantesimo, questo libro proprio per me.
Perché mi specchiassi in Elettra.
Perché rivedessi me stessa.
Il mio modo di amare viscerale, il mio combattimento con le mie ombre e il mio entrare in risonanza con quelle degli altri.
Quando avrò a disposizione la nuova libreria, metterò Elettra in alto, nascosta alla vista delle persone qualunque.
La metterò assieme ai libri più belli e dannati, in cui mi sono potuta specchiare.
Ogni tanto la guarderò, per ricordarmi di integrare le mie ombre gradualmente e trasformarle in luce, prima che mi risucchino violentemente all’improvviso.
[Maria Elena Santilli]

