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Razza culturale ariana

Razza culturale ariana

Il mio augurio per il nuovo anno

Questa è la società della manipolazione linguistica continua. In particolare c’è un’élite “culturale” dominante che decide cosa possa essere detto e dove vada ricondotto chi non lo dice.
Ad esempio, sei contro lo sterminio dei Palestinesi? Sei antisemita.
Sei critico con il green-pass? Sei no vax.
Denunci la tratta di esseri umani che sta dietro il fenomeno migratorio? Sei razzista.
Metti in luce alcune oscurità del sistema degli affidi? Sei un padre padrone che tratta i figli come oggetti.
Questo rende necessario iniziare ogni discorso con la dovuta premessa: “ho molti amici ebrei ma…”, “sono vaccinato ma…”, “non farei mai vivere i miei figli come loro ma…”.
Sempre con le mani alzate a implorare di non essere colpiti.
Tuttavia, mi accorgo che è una trappola anche questa. Si aderisce a una manipolazione imposta, si prende questo punto di vista per buono, quando invece non solo non lo è, ma nasconde proprio l’atteggiamento violento che imputa agli altri e nega il diritto di parola a chiunque.
Infatti, idee diverse o modi diversi di gestire alcune questioni, non sono trattate come idee ma come elucubrazioni mentali, follie, deliri, storture etiche, quando non veri e propri atti criminali.
Questo succede ogni volta che tali idee calpestano i piedi a qualcuno che conta, rischiando di tirare fuori un marcio che è molto, molto più grande di quel poco che ognuno di noi può anche solo arrivare a immaginare.
Nelle masse invece si va dal sentimento più nobile – sincera volontà di proteggere alcune minoranze o di mantenere alta la discussione sui diritti umani – all’incapacità assoluta di mentalizzare la diversità, fino alla brutale imposizione di una razza culturale ariana, fatta di uno slang precisissimo e di un sentire univoco, da cui chiunque altro viene estromesso, con le buone o con le cattive.
Come al solito, la guerra orizzontale è al servizio del mantenimento dei privilegi del vertice.
Speriamo di acquisire sempre più consapevolezza, delle manipolazioni a cui siamo sottoposti e del potenziale che avremmo non lasciandoci dividere.
Questo è il mio augurio per il nuovo anno.

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