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Crescere nell’assenza del padre

Crescere nell’assenza del padre

Sono trascorsi molti anni. All’epoca non avevo figli. Mi ero approcciata al lavoro nel sociale con tanta fiducia. Dopo tantissimi investimenti nella formazione, finalmente si trattava di intessere una rete di collaborazioni e di lanciare una mia associazione che si muoveva tra Avezzano e Roma.
Ho incontrato tutte le difficoltà di chi non ha risorse infinite da spendere, e di chi è abituato a fare i progetti a scadenza, “a patto che”, certamente anche le difficoltà legate a una città come Roma non essendo io di Roma. Ma a questi si sono aggiunti i problemi legati al mio modo di vedere le cose. La mia personale esperienza con i centri antiviolenza, con le istituzioni che gestiscono la violenza in modo strutturale, con il tribunale dei minorenni, eccetera, non è stata positiva.
La mia ambizione era quella di promuovere una visione umanistica che guidasse le pratiche legate alla gestione dei conflitti familiari, mettendo al centro davvero il bambino.


Le risposte concrete e i trattamenti che io ho ricevuto da presidenti dei tribunali dei minorenni, e altre figure, sono raccapriccianti, come fossi io a promuovere una logica pericolosa per i bambini. Gli stessi problemi li ho avuti con i centri antiviolenza, quando chiedevo loro di valutare alcuni miei studi e approfondimenti sulla violenza subita dagli uomini, oppure chiedevo di prendere in carico delle situazioni gravi che mi erano state riferite, dove gli uomini non avevano luoghi di accoglienza per le violenze subite, proprio in quanto uomini. Sono stata aggredita ed espulsa dalle loro “battaglie”.


Non dico queste cose perché ho il dente avvelenato, in questi anni ho ricostruito la mia vita in modo che sia conforme alla mia visione delle cose, non senza sofferenze e difficoltà intendiamoci: chi non ne avrebbe dopo aver buttato al vento anni e anni di investimenti, energia, formazione?
Di aneddoti ne avrei tanti. Quando parlo di uomini non è certo perché non sappia che esistono uomini violenti o come si usa dire oggi narcisisti maligni, ne ho incontrati e chi ha letto il mio romanzo lo sa molto bene. Ma ho lavorato a lungo su me stessa affinché questa rabbia non incidesse mai sulle mie valutazioni.
Se pongo questo accento su questo tema è semplicemente perché non accetto questa logica della supremazia di una violenza sull’altra, che sottende una oscenità: che le sofferenze di una categoria siano più importanti di quelle di un’altra. Così come, da giurista, trovo osceno anche solo parlare di omicidio di alcune categorie.


Mi sono poi dedicata al gravissimo problema dei padri separati, un problema sociale che necessita di ascolto. È gravissimo che di prassi, e fuori dai casi di violenza, i padri di fatto dopo la separazione perdano la possibilità di avere una relazione quotidiana con i propri figli, ma soprattutto che i figli perdano la possibilità di avere una relazione normale con il padre e con tutto il ramo paterno, zii, nonni, cugini.
Mi sarebbe piaciuto fare di più, portare alla consapevolezza anche di una sola persona quello che capita in quelle lande ma mi sono resa conto che è impossibile. Ne sanno e ne sapranno sempre i diretti interessati e anche loro saranno colpiti dal pregiudizio: sicuramente qualcosa avrai fatto. E invece no: in questi casi ad essere un genitore violento, malevolo e narcisista è la madre, anche avallata e sostenuta da un intero sistema di professionisti che agiscono all’interno di questo pregiudizio o per semplice comodità.


Tantissimi sono i padri e i figli le cui storie mi sono rimaste dentro in questi anni.


Si tratta di tragedie vere: di figli che voltano il viso come i sequestrati quando devono proferire parole come “papà” o “nonna”, di figli che non sanno nulla delle proprie origini e della propria identità, di bambini e poi ragazzi che crescono non solo senza un padre ma privati della possibilità di comprendere cosa questo significhi e di percepirne la mancanza.
Questi sono abusi, sprechi, ingiustizie, orrori, e io farò tutto quanto è nelle mie possibilità per portarli alla luce, in ogni veste, in ogni modo.
Quando me ne sono occupata, ho seguito allo stesso modo anche casi di donne che hanno subito dei gravi torti, senza fare schieramenti né gerarchie. Ma ripeto che su questo c’è una maggiore ostilità ed è per questo che ci metto più forza.


A tutti i genitori, uomini e donne, e a tutti i bambini, che vivono queste situazioni, in cui ai problemi relazionali degli adulti coinvolti si è affiancato un sistema ignorante, carente, malevolo, esprimo tutta la mia solidarietà e vicinanza, soprattutto in queste festività che so essere sempre molto dure.


Sì va avanti, anche per tutti gli altri.

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