Il nome del romanzo mi ha colpito subito, quando ho deciso che questo libro sarebbe stato mio, e l’ho collocato in quell’angolo della mia mente che viene ben prima del loro posto in una mensola o in una libreria. Nemesis (νέμεσις, νέμo, “distribuire”), nella mitologia greca è il nome della dea che distribuisce la giustizia, dea venerata dai greci antichi come conservatrice dell’ordine e dell’equilibrio dell’universo.
Prima di parlare di questo romanzo-saga distopico o thriller geopolitico che dir si voglia, provo a rispondere alla domanda “ma chi è Eva Milan?”.
Musicista, poetessa, scrittrice, analista politica, esperta di media e controinformazione, con tanta esperienza come attivista dell’informazione indipendente. Eppure per me è molto più di questo. Ad ogni parola che leggevo pensavo: è una pazza assoluta! Già solo per le oltre 1000 pagine di scritto in un’epoca in cui si raccomanda di non superare di troppo le 100. Sì è una pazza. E non solo per questo naturalmente. È pazza perchè vive nell’idea folle che possa esistere un mondo fondato sulla verità, che l’artista possa e debba avere il suo ruolo nel preservarla, nel cercarla, nel celebrarla. Perché guarda al mondo con un’ostinazione, un candore e una assolutezza che in una società come la nostra è lecito aspettarsi solamente dai pazzi o dai bambini. E lei è davvero entrambe le cose.
Ho ritrovato molto di lei in Julia Conrad, uno dei personaggi principali della storia, un’acuta giornalista il cui temperamento potrei riassumere con “ha e solleva continuamente dubbi”. Del resto la stessa cosa che fa la narrazione stessa. Sollevare costantemente dubbi, attraverso la rivisitazione di eventi accaduti e analizzati in precedenza, stravolgimenti di scenari, rivelazione di aspetti nuovi, scoperta di tratti di personalità sconosciuti nei personaggi. <>.
Potremmo parlare di una sorta di ambiguità costitutiva, i buoni sono davvero sempre buoni? È davvero possibile non scendere mai a compromessi? Esiste una fetta di realtà, sia esso Arcadia Nemesis o il Mondo Nuovo che è espressione assoluta di purezza e incorruttibilità?
Nella risposta sta la conoscenza dell’animo umano.
Come tutte le più belle opere può essere letta a più livelli.
In superficie, Arcadia è un mondo nato dalla fine del vecchio mondo a seguito di una apocalisse. Si tratta di un mondo apparentemente paradisiaco e isolato che ha raggiunto l’integrazione massima col virtuale. Questo equilibrio viene mantenuto con il ricorso alla tecnologia e il controllo mediatico. Si tratta di un mondo pulito, oggi potremmo dire green, dove i ministeri hanno assunto il nome di “ambiente”, un mondo dove il controllo sociale è stringente e si serve di microchip, robot e automi, perfettamente in grado di agire per conto e come degli esseri umani e dove è possibile assistere a forme d’arte addomesticata. Siamo nel transumanesimo, e chiunque voglia proporre una visione delle cose diversa, come accade ai dissidenti di Nemesis che tentano ciclicamente di violare il server di Arcadia per trasmettere alla cittadinanza delle informazioni in grado di cambiare il corso della Storia, è considerato terrorista e confinato nel Nyx, un po’ come capita al padre di Julia, a sua volta giornalista investigativo sul cui conto Julia scopre qualcosa di nuovo man mano che la trama si sviluppa.
A rendere questo scenario terrifico dolce e affascinante è la storia d’amore tra Julia e Antonio che accompagna il lettore tra momenti di estasi, amore e passione, e altri di confronto, riflessione e attivismo politico.
In profondità, questa storia ci parla della fine del giornalismo indipendente e dell’avvento di un sistema come quello attuale che ponendo apparentemente al centro ognuno di noi anche attraverso l’uso di blog, siti e social, ha rinforzato sempre più l’orientamento dominante e le élite di potere nonché il ricorso sempre più pervasivo alla cosiddetta “guerra dell’informazione”. Ci parla del confine sensibile fra menzogna e verità, fra reale e verosimile, e di come tutti questi aspetti siano utilizzati in modo magistrale da un sistema pervasivo a scopi propagandistici. Non importa più a nessuno se ciò che viene trasmesso sia vero o meno: ciò che viene trasmesso è una realtà a se stante e non va analizzata, studiata, messa sotto esame come un insieme di dati e di fatti in grado di offrire uno scenario concreto, ma va assorbita, anzi guardata scorrere, e noi che guardiamo ne siamo sia spettatori sia parte fondante, un po’ come immergibili fermi al centro dell’oceano dove tutto accade, e tutto cambia continuamente.
In un contesto così, la verità resta un fiore che nasce all’improvviso, un’artista indomabile, una rivelazione muta. <>.
Io non amo i libri che segnano una rotta, che insegnano qualcosa, amo quelli che squartano in due, che prendono a pugni le mie certezze, che mi fanno sentire diversa da come credevo, o forse per la prima volta davvero me stessa. Io amo le domande che restano, quando ripongo il libro in un angolo, proprio quando inizia a parlarmi dentro per sempre.
È un libro visionario o un libro in grado di analizzare il presente? Direi entrambe le cose.
Da un lato possiamo immaginare che le previsioni siano il frutto di studio, metodo e curiosità attiva, unite a un intuito marcato e ad un’indole coraggiosa, e allora in tal senso so che Eva non ha immaginato ma ha visto, o meglio non ha “finto di non vedere”, tutto ciò che ci viene messo sotto il naso ormai da tempo… guerre batteriologiche, guerre dell’informazione, schieramenti e scelte non scelte, come i doppi legami disperanti… e così Eva ci parla del nostro presente. E quando descrive il Mind Transfer di Nemesis parla di telepathy, il chip che Musk ha impiantato per la prima volta nel cervello umano, ma anche della lettura del pensiero e del controllo della mente con IA.
La parte visionaria è quella che ci consente di chiederci se arriveremo mai davvero a quello che tutti noi sembriamo attendere da tempo, la fine del mondo, del nostro mondo, di questo morente, già morto. E se ci sarà ancora vita sulla terra, vita per noi, e in che modo. E se, dopo, saremo finalmente liberi dall’odio, dal male, dalla menzogna, se finalmente tutto ciò che conta non sarà altro che amore. <>.
Dunque: abbiamo davvero una possibilità di cambiamento come specie, sia essa per via di un rinnovamento politico, culturale e spirituale o addirittura per la nascita di un’umanità nuova…
Oppure… ?

