Touch Communication

Le pubblicazioni di Rosanna Pierleoni

I libri di Rosanna

Romanzi e saggi di Rosanna Pierleoni: storie che attraversano l'amicizia, l'amore, la verità e i legami familiari.

Visualizzazione di 3 risultati

Recensioni

Dicono dei libri di Rosanna

Lettrici e lettori raccontano che cosa hanno trovato tra le pagine.

Il romanzo inizia con un omicidio. Ma è solo il prologo di una storia complessa ed emozionante che fa passare dalla gioia, al dolore, alla delusione nel giro di poche pagine…

Su tutti spicca la figura di Elettra. Giovane e tormentata. Con un passato terribile, dal quale è scappata senza avere una meta precisa. Con un rapporto difficile con gli uomini, dai quali ha ricevuto solo delusioni e mortificazioni. Conosce Viola e ne nascerà un’amicizia indissolubile. Intensa ed esclusiva che coinvolge anima e corpo.

Il segmento finale è bellissimo. Doloroso, nostalgico, inesorabile. Emozionante. Al termine di una pagina si deve necessariamente tirare il fiato.

Il romanzo racconta tante cose importanti: le vicissitudini per mantenersi senza il supporto della famiglia, il rapporto difficile con l’altro sesso, la solitudine, la necessità di sentirsi amati, la lealtà, la violenza di genere. Un libro affascinante e complesso, ricco di momenti emozionanti. Un libro che non lascia indifferenti e che fa riflettere. Complimenti alla Pierleoni.

Su Rosanna, anima sensibile conosciuta in un periodo per molti estremamente buio, sulle sue abilità di scrittura, già affiorate più volte qua e là sui social, avrei scommesso senza alcun tentennamento.

E tuttavia, ora, dopo aver finito la lettura del suo romanzo – divorato tutto d’un fiato – penso a quanto queste pagine siano necessarie in una società che teme lo sguardo come fosse una condanna, tanto da preferire puntualmente una dolce menzogna a una verità scomoda e di gran lunga più umana.

Non si tratta di un romanzo (soltanto) d’amore, come potrebbe suggerire il titolo, eppure è un romanzo che l’amore lo insegna nella sua essenza più pura, priva di idealizzazioni, attraverso le storie di personaggi estremamente umani, in cui chiunque può riconoscersi e specchiarsi.

Parlando di “innocenza letale delle promesse d’amore eterno, anche quelle non dette ma scontate, fatte da una madre che ci mette al mondo, da un padre che ci vede crescere”, mettendo in guardia contro “forza del pregiudizio, più forte di ogni cosa, anche dell’amore”, insistendo sulla natura del sentimento come dono, dando voce a un figlio che, senza esitazioni, perdona gli errori di una madre dalla vita turbolenta, invitando implicitamente il lettore a riflettere sull’influenza del proprio passato sugli uomini, l’autrice si spinge all’origine delle relazioni umane, la cui condizione necessaria risiede nella capacità di mettere da parte il proprio ego per abbracciare luci ed ombre dell’altro, che si tratti di legami sentimentali, passionali, genitoriali o verso un genitore, fallibile come ogni altro essere mortale (“Oggi so che non esiste una madre ideale e, se esistesse, io non l’avrei cambiata con lei, perché io sono figlio del suo passato, e anche del suo ultimo errore”, rivelerà il narratore, figlio della grande intelligenza emotiva dell’autrice).

Ci ammonisce, così, sulla vacuità delle nostre ansie di perfezione nei rapporti: “Annaffiate il vostro fiore, proteggetelo dal vento, dagli animali, dalle intemperie, da voi stessi, dalla vostra fretta, dal vostro cinismo, dal vostro egoismo e dalla vostra insicurezza, ma ricordate sempre che tutto questo voi lo farete sempre nei limiti della vostra persona e della vostra storia.
Voi siete la vostra storia e siete il modo in cui intendete servirvi di essa. Per questo voi, in ogni caso, sbaglierete”.

Ma, allo stesso tempo, ci libera dalle insidie del senso di colpa, ricordando che chiunque tenga sinceramente alla nostra complessità, ci giudicherà sempre meno di quanto non siamo portati a fare noi stessi. “Non devi temere i miei occhi, ma solo i tuoi”, dirà la protagonista al suo forse più tormentato amore.

E attraverso il leitmotiv degli occhi, latori di diversi significati, si snoda un intreccio, curato in ogni dettaglio, fatto di storie difficili e dialoghi tra il presente e il passato, con un finale tutt’altro che prevedibile su cui tacerò perché lo dovete per forza comprare e leggere!

Tuffarsi nella scrittura di Rosanna Pierleoni è come affrontare un torrente burrascoso alimentato da una grande e rapida cascata. Le storie raccontate sono tumultuosi mulinelli, le cascate sono il flusso della vita che corre e avanza, a tratti dura, misteriosa, prepotente. Sin dalle prime pagine, il lettore viene coinvolto, scaraventato in un turbinio di sentimenti forti, emotivamente passionali. L’avvio è dirompente, tipico di un romanzo giallo: una notte in ospedale, un coltello, un delitto. È una storia che ritorna. Viene consegnata dal tempo con un preciso ordine… il corpo, la lettera, la scatola. Si capirà tutto leggendo, dedicando al testo l’importante attenzione che merita…

Nel suo romanzo “Lo specchio degli occhi tuoi” (Il Cielo Capovolto Edizioni), l’autrice descrive la vita di due protagoniste: Elettra Grieco e Viola Mariani. Sono due giovani ragazze i cui destini, magicamente, si incrociano. Hanno sogni da vendere e tutta la vita davanti; siamo agli inizi degli anni 2000. Entrambe fuggono da un passato, da una famiglia che non sentivano più come la culla in cui esistere. Scelgono Roma quale città in cui vivere per rinascere; finalmente una nuova realtà fino a quel momento vessata. Casualmente si incontrano in un locale (la “Ronda”) dove si balla la salsa. La loro è un’amicizia predestinata; cresce in tempi brevissimi e dopo appena sei mesi sfocia in una cercata e serena convivenza.

Rosanna è davvero abile nel proporre quelle che sono accurate descrizioni. Affresca, con le parole, i luoghi e le scene. Traccia percorsi visivi in cui il lettore può calarsi con profondo interesse. Scrive molto bene l’autrice, è attenta e puntuale nell’uso delle parole. La sua è una scrittura elegante, ricca di riferimenti, fortemente descrittiva. Le frasi sono brevi, evocative, mirate. Nulla è lasciato al caso.

Agli inizi dei vari capitoli ci sono, spesso, passaggi con cui la scrittrice, molto opportunamente, ricompone il filo della storia e dei tempi narrati. È una scossa, un sussulto emotivo che arriva al lettore e lo riporta nel pieno di una narrazione accattivante.

A distanza di due anni dal loro incontro, le due protagoniste condividono il “Mama”. È la loro nuova attività, un luogo dove incontrare i clienti iscritti. L’idea era di creare un’oasi di pace; un posto per accogliere, parlare, essere sé stessi senza maschere né filtri, uno spazio anche sensuale per esprimere fisicità e piaceri della carne.

Dei tre elementi dominanti, è spesso la “Scatola” a farla da padrona. Contiene un vestito da ballerina impreziosito dal profumo di petali di rosa. E poi tante lettere, fiumi di lettere indirizzate ai vari personaggi che appartengono alla storia. È Elettra che scrive. Sono lettere intense, piene di pathos, cariche di sentimento. Sono parole che diventano pura poesia che arriva al cuore. In generale, in tutto il romanzo non mancheranno mai i sentimenti.

La convivenza e il Mama non faranno che rafforzare l’amicizia tra le due protagoniste. Il rapporto si fa unione di anime e di corpi; una ricchezza reciproca che riempie ogni vuoto esistenziale. Esserci sempre, vicendevolmente, anche quando il destino apre baratri apparentemente insuperabili.

Nel testo l’autrice esprime una grande fantasia che trova, nelle sue costruzioni, sempre nuove vicende da raccontare. La trama è agile e brillante, ben sostenuta e in continuo movimento, in grado di arricchire e sostenere, in modo pregevole, l’intero romanzo.

Appropriata l’idea di una presenza esterna in qualche modo neutra; presenza che, a distanza di molti anni, propone i passaggi della storia (un tempo di oltre sessanta anni). Soprattutto dà voce alle lettere, alle pagine dei diari, agli spunti poetici. Quando la narrazione si fa poesia percorriamo le pagine più acute e vigorose. Rosanna scava nell’animo di Elettra e Viola, le mette a nudo e scruta ogni più piccolo dettaglio. Dipinge, rammenta, cuce frammenti di esistenze che si perdono per poi rinvenire; un trovarsi e ritrovarsi costante che supera lo spazio e il tempo. Tra le due protagoniste esiste un’appartenenza che si fa assoluta.

Le due ragazze subiranno anche gli effetti tossici di improbabili relazioni. In qualche modo sono vittime di uomini che non sanno esprimere quell’amore che le potrebbe rendere felici. “L’amore è folle e folle è la felicità”, scriverà Elettra in uno dei suoi tanti scritti. Il sogno, forse, di diventare una scrittrice? In particolare sarà proprio lei a subire la durezza di un destino ostile, costretta anche a convivere con cattivi segreti che si trascina dall’infanzia. Germano, Augusto, Massimo, Andrea, Roberto, Sergio, sono solo alcuni degli uomini che vivranno l’esperienza del Mama.

Il romanzo abbraccia l’intera esistenza delle due protagoniste. Il loro legame è talmente forte da ricomporsi anche a distanza di molti anni, dopo che il destino aveva imposto percorsi e luoghi diversi (Viola lascerà Roma e vivrà, per tanti anni, in Francia). Nella vita può accadere di tutto. Ci possono essere voci nuove, volti diversi, ma per qualche oscuro mistero si vive e si muore solo per quei cuori a cui si appartiene. Ed è proprio questo quel filo invisibile ed eterno che legherà, per sempre, Elettra e Viola nell’unico luogo, il Mama, in cui furono veramente felici.

Da segnalare il bel dipinto di copertina “Seduzione distruttiva” (2024), realizzato dall’artista aquilano Antonio Zenadocchio appositamente per il romanzo. Arte su arte…

Leggere questo romanzo è stato un dono. Un intrigo di emozioni che vanno dallo scandalo alla passione, dall’illusione alla cruda realtà. Elettra, la protagonista principale, è stata un tormento per me, con lei si rivivono momenti di spensieratezza e di follia in un’adolescenza piccante. Il pericolo non si conosce a quell’età. Si racconta di storie verosimilmente sbagliate con uomini dalla teoria solipsista a quelle del vero e unico grande amore, storie di serate brave che scompigliano i ricordi e che puoi raccontare solo alla tua migliore amica… la tua complice.

Nel capitolo finale (che è difficile da ingoiare) un messaggio di Amore puro:

“…Così mi avviai verso una nuova vita, scelsi un lavoro che salvasse le vite, ne salvasse molte.
Ne dovevo salvare due. Aiutaci (Mamma)”.

Il messaggio più bello in assoluto in questo romanzo.

Un uomo trova un corpo, una lettera, una scatola e ci tramanda una storia che lega a sé due vite colte nel momento più importante di un essere umano, il passaggio dall’adolescenza all’età adulta, tra caduta ed esaltazione, tra sbaglio e redenzione.

È la storia di un’amicizia indissolubile, le vite delle due protagoniste Elettra e Viola si rispecchiano l’una nell’altra.

Sullo sfondo Roma, la Città Eterna che culla le loro esistenze senza mai giudicarle.

Un romanzo coinvolgente, impietoso ed intrigante che vale la pena leggere!

“LO SPECCHIO DEGLI OCCHI TUOI”
~OMAGGIO AD ELETTRA~

Ho da poco terminato la lettura di questo bellissimo romanzo che, dopo un lungo periodo di blocco letterario, è stato il primo che sono riuscita a portare a termine, tanta è stata la foga che mi ha tenuto incollata alle pagine narranti la vita di Elettra e Viola, queste due giovani donne così fragili eppur così resistenti per la loro giovane età. L’ho letto con affetto e attenzione, immaginando volti e luoghi, perciò ci tenevo a fornire un feedback in modo tale da poter restituire l’immagine dell’opera elaborata dallo specchio dei miei occhi, né miopi né evasivi di fronte a un racconto che li ha scossi in profondità.

IMPORTANTE:
Qualora non aveste ancora letto il libro e non voleste rovinare l’effetto sorpresa, vi consiglio di proseguire nella lettura di queste mie riflessioni solo una volta terminato. Qualora invece l’aveste fatto, sarò lieta di confrontarmi con voi e conoscere il vostro punto di vista.

Direi di iniziare.

La prima cosa che mi ha colpito è stato senza dubbio il climax ascendente con cui vengono descritte le due giovani: si parte infatti da un’apparente leggerezza per arrivare a sondare i fondali più oscuri delle loro anime inquiete, contraddittorie, alla furiosa ricerca non tanto di risposte quanto di domande; poiché quelle più giuste, in fondo, non si sa mai quali siano davvero.

Viola ed Elettra si incontrano in un contesto rumoroso ma restano attratte, riconoscendovisi, l’una dal silenzio dell’altra, rimanendo incastrate nei loro occhi bramosi di contatto. L’amicizia tra le due può essere paragonata, nel mio immaginario, ad una giornata autunnale che parte da un sole alto nel cielo per poi digradare verso un crepuscolo dai riflessi rossastri, che annega i suoi raggi in un turbinio di foglie agitate. Entrambe annaspano nel caos dell’esistenza e cercano di sfuggire ai tentacoli di un dolore immenso che celano dietro ai sorrisi, a quel modo di fare sfrontato ma così dannatamente innocente.

In secondo luogo, impossibile non notare che è la morte ad aprire il sipario così come a calarlo. In entrambi i casi è Elettra ad uccidere. Ma chi uccide davvero? Un uomo pavido e mendace oppure i resti di un passato agonizzante da cancellare dalla terra e dal cuore? Nelle ultime pagine Elettra si uccide davvero o semplicemente pone fine a quella stanca rappresentazione di se stessa che si ripete sempre uguale, annullandosi ogni volta? Ad un occhio disattento può sembrare che la ragazza si sia arresa ma io so che Elettra detesta l’approssimazione, perciò mi permetto di andare oltre il dramma, oltre il suicidio com’è banalmente inteso per cogliere, nel gesto estremo, l’ultimo atto di coraggio di una donna lacerata che, non avendo ricevuto dalla vita la sua stessa profondità, la ricerca nella morte. O meglio, nella messa in scena della sua stessa morte che si rivela una rappresentazione teatrale carica di simbolismo e significato. Il suicidio di Elettra è un’opera d’arte, il suo grido di libertà, la sua rinascita altrove, la sua giustizia poetica, il suo disperato opporsi, fino alla fine, alla mediocrità dei suoi simili, che poi tanto simili non sono.

In terzo luogo, lungo tutto il libro sono stata pervasa da un senso di solitudine e fuga, ed ho compreso quanto a volte anche un solo brandello di umanità ricevuta possa fare la differenza nell’anima di una persona. Le due amiche vivono entrambe l’orrore in famiglia; si incontrano, percorrono un lungo tratto di strada insieme per poi dividersi, separate dal “mostro verde”. Viola, pur dilaniata a sua volta, tenta di allontanarsi dal contesto romano e dal Mama, spiccando il volo in un paese lontano dalla desolazione della sua infanzia; Elettra invece, la quale ben presto diventa la vera protagonista della storia, rimarrà nello stesso luogo fatto di amori impalpabili ed eterei, fuggevoli, con uomini fatti di fumo e quasi incorporei, volti a proporre dell’amore continue visioni alternative per confondere, dirottare e nascondere l’unica verità: la loro incapacità di amare. Elettra ricerca per tutta la vita un calore che possa scaldare quel freddo devastante che si porta dentro, delle carezze che possano ricucire le sue ferite aperte, una comprensione in grado di ricomporla. Invece chi incontra non fa che gettare sale sulle sue piaghe con la crudeltà peggiore di tutte: quella agita con leggerezza che non fa dono di nulla, neppure di un briciolo di profondità. Ma seppur dilaniata, umiliata, percossa, abbandonata, violentata, lei vince indiscutibilmente su ognuno di loro, poiché malgrado il dolore più nero Elettra codarda o malvagia non lo è stata mai. È prima una bambina – e poi una donna – che rimane, sopporta, stringe i pugni e aspetta che l’ennesima crisi di nichilismo sia passata; avrebbe potuto vendicarsi e rivalersi sugli altri degli innumerevoli abusi subiti, quanti lo fanno credendosi forti? Invece non lo fa, e questa è la sua personale ribellione: restare umana fino alla fine dei suoi giorni in un mondo ostile. E questa, solo questa è la sua immensa vittoria.

Perché parlavo del brandello di umanità che può fare la differenza? Perché io credo che tra Viola ed Elettra scorra un nome capace di modificare e rendere più clementi le sorti della prima: Esther. La donna che durante l’infanzia di Viola è stata in grado di innestare nel suo spirito quel piccolo seme dorato che probabilmente le ha consentito di non impazzire del tutto. Elettra parla difatti di uno scrigno interiore, una sorta di tesoro nascosto al quale l’amica sembra attingere nei momenti più cupi. Chi direbbe mai nel caos mondano che un sorriso, una parola gentile, possa penetrare nel buio più fondo rischiarandolo? Sono quei minuscoli semini di gentilezza e calore che possono salvare vite, ma questo sono in molti a non averlo ancora capito.

Quante lettere sono state scritte da Elettra, quante parole sono state pronunciate per dare voce ai ricordi. Nell’opera vengono affrontate moltissime tematiche forti, dal suicidio giovanile a quella che forse è la peggiore di tutte: l’abuso sessuale infantile intrafamiliare, quel tabù che in molti, troppi, non vogliono ancora vedere malgrado le percentuali di bambini abusati siano ad oggi altissime. Quando ho letto che durante le vessazioni paterne Elettra aveva il compito di chiamare questo amico di famiglia, questo Carl, sulle prime ho pensato: “Meno male, almeno poteva contare su qualcuno che potesse proteggerla!” Poi però mi sono chiesta: “Perché quest’uomo non interveniva denunciando i maltrattamenti familiari?” La risposta è arrivata subito dopo, come uno schiaffo in pieno volto. E di tutto il dolore, di tutto l’orrore c’è stata una scena in particolare che mi ha commosso fino alle lacrime: il silenzio della piccola Mariluna che evitava di urlare per non addolorare ulteriormente la sorellina che, poco discosta, sentiva tutto. È stato allora che si è prodotto lo sdoppiamento tra Elettra e Cyn, artificio con cui la ragazza ha evitato di divenire completamente folle di dolore. La dissociazione le ha consentito di andare avanti e di credere che almeno Cyn potesse tutelarla dai mostri. Almeno Cyn ha potuto a suo modo confortare il cuore dilaniato di una bimba cresciuta in mezzo alle bestie.

Lo stesso Augusto viene sdoppiato e Demon è la sua versione oscura, ancestrale, quasi primitiva, così come netta è la divisione fra Viola e Illy. Questa dicotomia tra bene e male si alterna lungo tutto il romanzo, Elettra non è in grado di creare una sintesi tra i due forse perché il male, quello vero, lei lo ha vissuto ed è impensabile credere di poterlo riammettere di nuovo insozzando quel po’ di bene che riesce a intravedere nelle cose e nelle persone.

Un giorno Elettra, dopo essersi congedata con dignità, si uccide e muore assieme alla creatura che porta in grembo. Ancora una volta è una lettera a spiegare le sue intenzioni e ancora una volta le parole sono talmente tante che traboccano e colano lungo i bordi di un racconto incompiuto. Così quella storia viene raccolta da Viola e conclusa in un primo momento con un finale retorico ed edulcorato, quello che deve scegliere la vita ad ogni costo appiattendo la vita stessa. Successivamente un sogno la scuote e lei comprende che talvolta, nel non scegliere, c’è la scelta migliore; che non sempre i colori per brillare devono essere abbaglianti, ma che spesso la verità si cela nelle sfumature più tenui. C’è un colore che domina la scena conclusiva ed è il rosso corallo, come i capelli di Elettra, con cui Viola riveste la bara dell’amica. Non bianca, non candida con quella finta purezza nevrotica colma di irrealistiche pretese, ma color corallo, sfrontata, caparbia come tutto ciò che è vero, crudo e senza fronzoli.

Alla fine il mostro verde viene annientato e la distanza colmata, è come se le due donne fossero agli estremi di un fil di gomitolo che una mano provvede di volta in volta ad accorciare.

Viola ci fa sapere che Elettra “non aveva mai compiuto una scelta, lei aveva solo amato”, e così si conclude un lungo viaggio poetico, carnale ed interiore che mi ha condotto lungo traffici immobili, visi esangui, corse marmoree di corpi fissi e ostinati nel loro desio di ripercorrere lo stesso trauma, forse nel disperato tentativo di superarlo. Ma cos’è la vita in fondo e soprattutto: cos’è la morte? Vale la pena affannarsi tanto?

Ho letto il romanzo con molto rispetto e sincera partecipazione; ci sono stati momenti in cui ho provato ad abbracciare Elettra sussurrandole di non essere sola, e dentro me probabilmente l’ho fatto sul serio. Non ho potuto non riflettere la sua immagine piena e regolare attraverso lo specchio dei miei occhi che per un poco si sono riconosciuti in lei. Non so se le abbia reso giustizia o no. La sola cosa che mi riesce di dire è che almeno, nel mio piccolo, l’ho onorata cercando di accogliere ogni sua contraddizione come la cosa più sensata e coerente al mondo. In fondo l’amore è comprensione e due occhi che amano sono innanzitutto due occhi che comprendono. Ma quegli occhi offrono una visione pur sempre soggettiva delle cose, così concludo questa mia riflessione con una frase: “Ho amato le parole e le ho odiate, e spero che siano tutte giuste”.

Ci hanno abituato a dire: “Ti amo da morire”.
Chissà se un giorno riusciremo a vederci davvero l’un l’altro, così da poter finalmente dire: “Ti amo da vivere”. (?)

Anche questo romanzo di Rosanna Pierleoni l’ho divorato in pochissimi giorni, e ancora una volta mi ha lasciato addosso quella sensazione di aver toccato qualcosa di vero e necessario.

Roma, primi anni Duemila. Elettra e Viola sono due ragazze che si cercano e si trovano proprio mentre il mondo adulto comincia a chiedere il conto: uomini affascinanti ma vuoti, lavori precari, la tentazione di scambiare la propria bellezza con qualcosa che assomigli a una via d’uscita, il sottofondo dei locali di salsa romani che frequentano. Non è una storia di redenzione facile, e per fortuna l’autrice non prova nemmeno a renderla tale.

Elettra è il cuore pulsante del libro: una ragazza contorta e affascinante che si porta dentro un passato che definire “difficile” è quasi un eufemismo, e che nel corso delle pagine si sdoppia, si difende, sopravvive come può. Eppure, in mezzo a tutto quel dolore, non diventa mai cattiva. Resta umana fino in fondo, e forse è proprio questa la sua vittoria più grande. Viola le sta accanto con un legame che va oltre l’amicizia, un’appartenenza che il tempo e la distanza non riescono a spezzare.

Ho ritrovato nella scrittura la stessa sensibilità che conoscevo già dai suoi interventi sui social, dove la seguivo da anni per il suo impegno sui bambini: in queste pagine ho trovato quella capacità di guardare in faccia i temi più scomodi — l’abuso, la corruzione, l’isolamento a cui tutti siamo costretti, il silenzio degli adulti verso gli abusi dei bambini, il pregiudizio, la violenza di genere, la facciata che spesso viene mostrata agli altri a scapito dell’autenticità — senza mai scadere nel compiacimento o nel pietismo.

C’è una scena, verso la fine, che da sola vale tutto il libro: l’ultimo viaggio di Elettra, e il modo in cui Viola sceglie di accompagnarla, nel rosso corallo (“capricci carmini, non se li era mai concessi prima…”) dice più di cento pagine di spiegazioni.

Un romanzo che fa sognare, ridere e piangere, una storia che fa male, ma di quel male che serve a capire meglio se stessi e gli altri. Anche questa merita di essere letta, e questa autrice merita di essere ascoltata.

I personaggi sono così veri, con i loro tic e le loro risate, che mi mancheranno tantissimo.

Disturbante come la storia il dipinto in copertina “Seduzione distruttiva” dell’artista Antonio Zenadocchio.

Ho letto il libro ‘Lo specchio degli occhi tuoi’ in due tempi. Un giorno. Poi un anno di pausa.
E tre giorni di fila, terminati stanotte.
Mi è servito un anno, in cui mi sono fatta guardare da Elettra dalla libreria, per trovare il coraggio di riprendere in mano queste pagine.
Lo avevo capito subito che Elettra era il mio specchio.
Che quelle pagine potevano essere un pozzo nero che mi avrebbe inghiottito.
E non potevo consentirglielo.
Non un anno fa, mentre stavo lottando ferocemente con le mie ombre, con le unghie e con i denti.
Ma domenica scorsa ho salvato Elettra dagli scatoloni, in cui sono finiti quasi tutti i miei libri in vista del trasloco.
‘Ora possiamo andare avanti’ le ho detto.
E per tre giorni lei e Viola sono state con me.
Potevo vederle muoversi intorno a me.
O meglio, ero io che – come in una realtà virtuale – mi muovevo nei miei spazi e allo stesso tempo anche nei loro.
Loro, noi, eravamo insieme.
Ho pensato che avrei potuto persino trovare i loro capelli nella mia spazzola in bagno, tanto le ho sentite reali.
Mi sono chiesta se l’autrice avesse scritto, come in un incantesimo, questo libro proprio per me.
Perché mi specchiassi in Elettra.
Perché rivedessi me stessa.
Il mio modo di amare viscerale, il mio combattimento con le mie ombre e il mio entrare in risonanza con quelle degli altri.
Quando avrò a disposizione la nuova libreria, metterò Elettra in alto, nascosta alla vista delle persone qualunque.
La metterò assieme ai libri più belli e dannati, in cui mi sono potuta specchiare.
Ogni tanto la guarderò, per ricordarmi di integrare le mie ombre gradualmente e trasformarle in luce, prima che mi risucchino violentemente all’improvviso.

Ci sono libri che non si leggono: si attraversano. Lo specchio degli occhi tuoi di Rosanna Pierleoni è uno di quei rari viaggi letterari che costringono il lettore a toccare le proprie zone d’ombra, a sostare nei varchi emotivi che solitamente si evitano…

È un romanzo che, più che narrare, sussurra, più che mostrare, riflette, come uno specchio che non rimanda solo un’immagine, ma un’intera interiorità.

Ogni pagina sembra custodire una confessione che non è mai esibita, mai gridata, ma consegnata con la delicatezza di chi conosce bene il peso delle parole. I personaggi, fragili, cercanti, irregolari nei loro modi di amare e di ferirsi, sono costruiti con un realismo che non punta al dettaglio esteriore, bensì a quello interiore: la micro tensione di un gesto, l’esitazione di uno sguardo, l’eco di una paura che ritorna.

L’autrice viene da una terra che amo. La terra di mio papà e delle mie più belle estati. Nella sua scrittura ci sono delicatezza e amarezza insieme senza far mai sentire schiacciati ma sempre in riflessione.

Un coltello, una scatola piena di lettere, una corsa in ospedale nella notte. Lo specchio degli occhi tuoi parte così, ma non aspettatevi il solito giallo…

Rosanna Pierleoni ambienta la storia in una Roma segnata dallo scandalo delle ragazze coinvolte in giri di prostituzione. Le protagoniste danno vita al Mama, un locale-club che diventa spazio emotivo e professionale. Non pornografia, ma un equilibrio instabile tra libertà e sopravvivenza, tra scelta e condizionamento.

L’autrice spinge la scrittura al limite, mescolando eros, traumi e poesia. Pierleoni scrive come si danza nel buio: a occhi chiusi, seguendo il ritmo del cuore. Tutto sa di vita, sensualità, dolore. Elettra e Viola sono carne viva, contraddizioni allo specchio, identità in bilico.

Il Mama – rifugio e altare – si fa manifesto esistenziale: spazio dove i corpi si sfiorano, le anime si parlano, e l’amore tenta di rinascere sotto nuove forme. Il romanzo di Pierleoni è, in fondo, una lunga lettera al tempo: quello che ferisce, ma che sa anche ricucire.

Ho iniziato a leggere il romanzo, incuriosita dalle lettere e poesie che vi si trovavano all’interno. Una volta iniziato, è impossibile rimanere indifferenti a tutte le vicissitudini che capitano alle protagoniste, Viola e Elettra…

Gli intrecci e le ambientazioni dettagliate di una Roma a cavallo tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000 sono incredibilmente coinvolgenti. È impossibile non empatizzare con loro, ma soprattutto con Elettra, la cui personalità scissa emerge pian piano e ti travolge in un vortice di perdizione e malinconia.

Ma Elettra non è solo questo. Lei ha sogni, si interroga sempre e osserva il mondo con una sensibilità fuori dal comune. Il rapporto che le univa faceva di loro una vera famiglia. Si erano create un piccolo universo, e non importava se le violenze e gli abusi avevano segnato i loro corpi e menti. Il loro legame superava ogni cosa.

Questa storia è stata molto toccante e ha affrontato tematiche di cui non è facile parlare. Tuttavia, nonostante tutte le sofferenze, il romanzo lascia un messaggio di speranza.

Ho letto il romanzo che Rosanna ha avuto la cortesia di farmi avere, in quanto suo insegnante di italiano del Liceo. Si tratta di un lavoro veramente notevole… soprattutto per la profondità di analisi di personaggi complessi, espressione di un mondo privo di punti fermi qual è quello in cui ci tocca di vivere, un mondo caratterizzato spesso da relazioni malate. Man mano che si procede nella lettura, cresce la curiosità e il desiderio di cogliere il senso della vicenda. Straordinaria è la ricchezza lessicale nonché l’eleganza della forma. Brava Rosanna! I complimenti più sinceri da parte del tuo vecchio professore!

Una meditata riflessione sulle dinamiche delle vicende e dei sentimenti umani, proiettata in un mondo in cui la fantasia della scrittrice trova compiuta espressione. Un romanzo da leggere!

Ancora una volta Rosanna Pierleoni irrompe con la sua scrittura curata, delicata, autentica, e ci cattura. Inchioda il lettore di fronte a storie, anche di fantasia, sospese tra quelle verità, spesso dure, che appartengono al vissuto umano. “La verità non muore, amore” (Il Cielo Capovolto Edizioni) racchiude un po’ tutte queste cose.

Vera, Divino, Libero, Poeta, sono solo alcuni dei protagonisti di un testo a tratti favolistico, immaginario, ma ben radicato nel mondo reale. L’asse portante di questo testo potente è certamente l’amore. L’amore inteso come sentimento necessario, irrinunciabile, innato nell’animo umano. È un qualcosa di vivo, profondo e radicato che spinge verso la ricerca della libertà e della verità.

Vera vive in un universo incantato chiamato Volta Celeste. È un posto remoto nello spazio che nasce dalla fantasia dell’autrice. Sempre nello spazio, nello stesso identico tempo, esiste un posto altrettanto lontano, chiamato Mondo.

I due luoghi si ignorano anche se nel mondo, un uomo chiamato Poeta, ha dei poteri straordinari che gli consentono di replicare sulla carta delle strane e visionarie parole. Sono parole segrete, sgorganti dalla naturalezza del cuore… voci spontanee che parlano di Vera e Volta Celeste. È presente una sorta di corrispondenza sovrannaturale che supera il tempo e lo spazio.

Il testo di Rosanna Pierleoni è caratterizzato da questa narrazione parallela collocata su due livelli che hanno contenuti ben diversi: da una parte, la vita fantastica, favolistica di Volta Celeste; dall’altra, la realtà vera e cruda del Mondo terreno.

Tra questi due universi simultanei e reciprocamente ignoti, sarà la scrittura di Poeta a rappresentare l’unico anello di collegamento. La penna di Poeta è una penna indomita, è voce esplosiva che si muove a scatti. È forte, ribelle, intensa, viva e decisa. Poeta, quasi inconsciamente, parla con il cuore. Srotola versi e liriche di una bellezza estrema e senza tempo. Senza saperlo, percepisce e racconta la vita di Vera.

Sono passaggi straordinari in cui la scrittura della Pierleoni diventa arte. La narrazione si fa poesia. Parlerà d’amore ma anche di dolore… due innegabili aspetti sentimentali che coesistono nello svolgimento di ogni vita.

È così che Vera si avvierà lungo sentieri inattesi per compiere un viaggio nel mondo reale… per scoprire e capire. Sarà un vivere diverso fino ad allora sconosciuto. Vedrà e toccherà la dignità, l’illusione e la verità.

Poeta, in veste di guida spirituale, la condurrà in questo viaggio fantastico verso la conoscenza del Mondo. L’autrice ci accompagna in un percorso, quasi ribaltato, capovolto, di dantesca memoria. C’è una sorta di magia emotiva che ruota intorno a questo incontro. Poeta appare come uno strumento al servizio della verità e sarà la verità stessa ad aver avuto la forza e la potenza salvifiche in diverse vicende della sua vita terrena. Soprattutto Poeta prova e manifesta il sentimento più bello di ogni esistenza: l’Amore!

Il Mondo si presenterà a Vera con tutte le sue contraddizioni ed imperfezioni… non potrebbe essere altrimenti al cospetto della dura realtà dei nostri giorni. Il testo diventa così testimonianza, protesta, denuncia.

“Perché tutto questo male nel mondo?”, chiederà Vera quasi scioccata. Ed è qui che emerge, da parte dell’autrice, tutta la sua viscerale sensibilità. C’è un approccio poetico di rara bellezza nella descrizione dei drammi del mondo; anche quelli più terrificanti come la disperazione, la solitudine, le malattie, i crimini… persino la morte.

L’amore, e solo l’amore, avrà la forza dominante verso un’immaginaria vittoria, unendo gli eterni destini di Volta Celeste e Pianeta Mondo.

E allora lasciatevi condurre da Rosanna Pierleoni nel suo favoloso percorso emotivo alla ricerca dell’Uomo. Scoprirete quanto di più bello si possa trovare nelle nostre esistenze: verità ed amore… eternamente presenti tra le pieghe del cuore.

Ho letto questo libro in due notti. Conosco l’autrice perché la seguivo da anni su Facebook prima che fosse mandata via per il suo impegno scomodo su tante tematiche sociali. Leggevo sempre con piacere le sue riflessioni, segno di grande sensibilità e voglia di comprensione.

Due anni fa avevo letto il precedente romanzo “Lo specchio degli occhi tuoi” e mi aveva emozionato tantissimo. Sono andata ad occhi chiusi ma sono rimasta comunque colpita…

Qui l’autrice ci trasporta in un mondo fantastico, fatto di fontane che al posto dell’acqua hanno fumi e lettere e di ciuffi di erba che parlano.

I protagonisti sono Vera e Poeta. La metafora del loro rapporto ci racconta di una relazione d’amore disperata tra l’uomo e la verità… Ci parla di scrittura, di giustizia, di malvagità, di perdono.

Vera e Poeta, dopo essersi desiderati a lungo a distanza, finalmente finiscono insieme su Mondo e affrontano un viaggio particolare… Manicomi, lutti, bordelli, omicidi, luoghi di reclusione…

Qui ho ritrovato la sensibilità dell’autrice che non si tira mai indietro davanti ai temi sociali più al limite o davanti alla libertà e alla verità come zone limite in cui l’essere umano vive la sua condizione di dignità prima di diventare un numero, un oggetto, un protocollo.

Leggetela, persone così meritano di avere un’opportunità.

Torna in alto