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Cinema vuoti

Cinema vuoti

Ricordo ancora la prima volta che andai al cinema da sola, con le mie amiche del liceo. Restammo a pranzare in giro per poi andare all’unico cinema della città dove studiavamo. Aveva una sola sala. Ridemmo tutto il tempo e fummo anche sgridate perché per non spendere soldi che non avevamo in leccornie super-costose mangiucchiavamo di nascosto patatine portate da casa.

Molti anni prima, invece, il cinema era anche nel mio paese, cosa che so dai racconti dei miei genitori. Al suo posto, durante la mia adolescenza c’era la sala giochi che per me e miei amici è stata base di appoggio per le nostre uscite in piazza, molti pomeriggi, per diversi anni. Mi affascinava immaginare loro giovani lì dentro, con tutte le loro speranze, coi loro pantaloni a zampa di elefante, e io invece molti anni dopo calpestare uno spazio ormai così diverso, con i Levis e i gettoni per il tetris in tasca.

Anni dopo ci sono stata in vari momenti di passaggio, come un rituale, come un ritrovarsi, con parti di me o con le amiche di una vita. Il cinema di allora con una sola sala, ormai chiuso, un altro con diverse sale aperto. Ci andavamo dopo un aperitivo, prima di un panino insieme. Poi è stato difficile anche questo, perché il locale di fronte ha chiuso e il cinema si trovava in una zona piuttosto isolata. Poi ha chiuso anche il cinema stesso, per diversi anni, lasciando la zona inservita. Che tristezza passare lì davanti e trovare tutto spento. Oggi ha aperto di nuovo, mi piace far fare questa esperienza alle mie figlie, ma è spesso vuoto.

Mi ha sempre affascinato il cinema, i racconti di anni in cui non c’ero ancora o di proiezioni molto particolari, al punto da creare una particolare forza tra i presenti. Trovo molto singolare questo stare soli ma stare insieme così come tutte quelle circostanze in cui si fa qualcosa di intimo, ma inevitabilmente ci si accorge di non essere soli. Un piede pestato, un odore, un vociare fastidioso, uno sguardo furtivo, le risate frizzanti degli adolescenti, i sorrisi malinconici delle persone sole, un bacio rubato. Tutto quello che potrebbe accadere e non accade. Tutto quello che non ci si aspetta e invece si riceve in cambio: una parola inaspettata, un’energia che si incrocia e si raddoppia, un profumo che non si sentiva più da tempo, un film inaspettatamente bello.

Ecco, adesso mi mette un po’ di tristezza trovare le sale quasi sempre vuote. I soldi spiegano solo una parte del problema, in fondo ne spendiamo molti di più in cose che fanno male, in dipendenze varie. Magari si può scegliere il giorno che costa meno, magari si può evitare di spendere in altre cose prima e dopo che costano più della proiezione, insegnando ai bambini a saper godere di una cosa per volta, ma privarci completamente della magia del cinema, lo trovo triste, ecco.

Andiamoci, prendiamoci per mano, andiamo soli, portiamo i nostri figli, invogliamo i nostri ragazzi.

Non lasciar morire tutto, in fondo, dipende anche un po’ da noi.

E una sala vuota, o con due tre persone, non potrà mai rassomigliare alla sala di un cinema. È una di quelle cose che perché abbia senso dobbiamo fare proprio insieme. È un insieme discreto e profondissimo, è quel senso di speranza di cui ti accorgi solo quando non c’è più.

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