Touch Communication

Diffondere Bellezza nei luoghi del dolore

Diffondere Bellezza nei luoghi del dolore

Che buffo, se ripenso a quella ragazza che andava alla ricerca di una casa universitaria, a quella donna che navigava in mezzo alle macerie o che attendeva una risposta sul cugino in fin di vita, se ripenso a quella mamma che usciva in lacrime dal reparto di terapia intensiva, dovendo trascorrere la notte con il latte in esubero e senza figlia, se ripenso a quei test di ingresso che non superai, in psicologia e criminologia, costringendomi a cambiare percorso e città, e a quel concorso in cui anni dopo fui derisa per la mia ecletticità, per il mio amore per la legge e per la psicologia, per quel sogno che dovetti a fatica tornare a prendermi, se ripenso a quando organizzai autobus da Roma con cittadini e fotoreporter e convocai delle reti tv per mostrare le condizioni reali del post terremoto, se penso che molto probabilmente la mia cacciata da Fb ha a che fare con le note vicende intorno al Tribunale di questa città, beh mi dico che forse è destino che L’Aquila mantenga per me questa doppiezza: mi affascina la sua assoluta commistione di luci e ombre.
La amo per questo.
Non finirò mai di credere in lei, per questo.

Dinanzi a tutto questo, e all’orrore che ogni giorno scorgiamo nel mondo, a cosa serve l’arte?

L’arte serve a fermare la violenza, a propagare – in una catena di contagio positivo – energia vitale; serve a riconoscerci uguali e a non temere le differenze.
L’arte serve a superare l’idea, che ci prende tutti, che nulla si possa fare.

Come è emerso dai racconti miei e di alcuni dei presenti sui luoghi del dolore di cui parlo in questo romanzo, come manicomi, prigioni, ospedali, si può sempre fare qualcosa.

In ogni momento possiamo incidere con il nostro comportamento, con le nostre scelte, con il nostro corpo. E migliorare quel metro quadro che ci è dato migliorare.
Ieri lo abbiamo fatto. E sono certa che, tornando a casa, ognuno di noi si sia sentito meglio.
Magari da quell’energia nascono un sogno, un progetto, un abbraccio, perché come è possibile diffondere la violenza e la brutalità, è possibile allo stesso modo diffondere Bellezza.

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