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Due mondi e, tra noi, la stampa

Due mondi e, tra noi, la stampa

Sto passando parte delle notti a scrivere un libro, non so se chiamarlo romanzo, non so bene cosa sia. Ha una forma e una struttura insolite. Non metto mai becco su ciò che mi arriva, sto a guardare. Si chiama Due mondi. Affonda le radici negli anni pandemici.

Di parole ne abbiamo dette anche troppe e non mi piace ripetermi. Si tratta di capire se troverò il modo per elaborare e creare. Qualcosa di molto distante da un diario segreto, da un saggio, da un post di fb, da un elenco di fatti. Mi sto affidando.

A volte mi tuffo nell’acqua ma non posso scrivere se torno ad affogare, altre volte resto a riva ma non scrivo niente di utile, di bello, di sentito, se non mi bagno.

E poi ci sono troppi nemici, tanti vecchi arbusti che mi impediscono di vedere l’acqua: fanatismo, rabbia, ottusità, paura, disillusione, senso assoluto di incomprensione.

Non scrivo per rinforzare le mie credenze né per compiacere chi la pensa già come me, non appartengo a nessuno circolo culturale, non ho fette di mercato e nessuno sta aspettando che io scriva qualcosa per darmi una pacca sulla spalla, tranne poche persone sperdute che attendono ancora di leggermi.

Eppure io voglio parlare con tutti. Come fare a non cadere vittima del fanatismo e della polarizzazione che lamento, se sono la prima ad abbracciare un’unica prospettiva?

Eppure, uno scrittore ha sempre una prospettiva, diversamente non esisterebbe la sua voce. Ma deve essere la mia e non quella di una intera categoria. Questo sarebbe imperdonabile.

Due mondi sì, ma due mondi che si sfiorano, si temono, si amano, e poi cambiano. E cambia il giro, e siamo di nuovo nemici e di nuovo amici, ora di qualcun’altro. E, tra noi, così invadente da apparire discreta, quasi invisibile, la stampa, in ogni sua forma: animale marino, poi tronco di legno, poi pianta. In mezzo alle acque, tra le alghe, con la sua verde, camaleontica, veste.

Difficilissima questa prova per me, forse finora la più difficile. Le altre volte avevo scritto sempre di getto… Ma avevo vent’anni. È diverso scrivere a vent’anni.

Se troverò il modo di lanciare ciò che sento oltre tutto questo, il libro avrà la luce. Diversamente no.

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