Questo film mi ha emozionato. La storia abbraccia un arco temporale molto ampio e le vicende di diverse persone, ma tutto si si svolge in un’unica stanza, il salone della casa che ha ospitato diverse famiglie.
Guardiamo tutto da una telecamera immaginaria piazzata sul salone. Qui nascono amori, bambini, occasioni, qui muore qualcuno, qualcuno invecchia, cresce, va via, torna, cambiano i volti, i sentimenti, l’arredamento. Per qualcuno quella casa è il sogno di una vita, per qualcun altro un incubo da cui andare via. In ogni caso un porto, una parete di vita, dove le cose più preziose sono quelle più sciocche, una raccomandazione paranoica del nostro compagno, un capriccio ingestibile di nostro figlio, le uniche cose che ricorderemo quando quel tempo sarà finito.
Quando il film è finito ho capito di cosa ci priva questa tendenza degli ultimi tempi di condire ogni cosa di una volgare ideologia. Ci nega la possibilità di emozionarci e riflettere sulla nostra vita. Di sentirci davvero tutti uguali, davanti a questo mistero in cui tutti noi siamo immersi. La vita. L’arte può farlo.
Here, un film del 2024 diretto da Robert Zemeckis che ha scritto la sceneggiatura insieme Eric Roth; il film è basato sull’omonimo fumetto del 2014 di Richard McGuire. Splendido come sempre Tom Hanks, in foto con Robin Wright, entrambi ringiovaniti e invecchiati con l’intelligenza artificiale, METAPHYSIC, programmata con vecchie foto e video dei due attori.

Immagine del fumetto del 2014 di Richard McGuire a cui il film si è ispirato.

