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Iene sulle carcasse

Iene sulle carcasse

I due casi di cronaca di cui si parla tanto in questi giorni [il bambino ucciso dalla madre e la donna uccisa dal compagno] sono il sintomo di un sistema in cortocircuito da tempo e su cui provo – non certo da sola – a sollevare qualche riflessione da tempo, ma inutilmente.

1) è inutile riempire le piazze di panchine rosse, promuovere una volgarissima ideologia dell’odio verso gli uomini sin dall’asilo e costringere le donne a denunciare se poi non appena questo accade hanno più probabilità di prima di finire ammazzate.

Chi denuncia questo, cercando di apportate un discorso complesso alla causa, viene però sistematicamente aggredito e accusato di aver interiorizzato la cultura patriarcale e di desiderare che le donne vengano uccise (help!)

2) non c’è forse qualcosa di strano nel comportamento di assistenti sociali e autorità varie che a fronte di registrazioni inequivocabili (“ho paura, mamma mi voleva strangolare”) lasciano il bambino in custodia presso la mamma e quelli che invece vogliono sottrarli a una famiglia perché usa il camino, fa home schooling e dà loro da mangiare le verdure dell’orto? Nessuna reale schizofrenia, è tutto semplicissimo. Entrambi gli atteggiamenti rispondono alla medesima logica, di pigrizia, ottusità e abilità ad eseguire gli ordini superiori, ordini che non hanno nulla a che fare con la patina psico-pedagogica che li riveste, ma sono pillole al sapore di banconota, potere e politica.

3) il nostro Paese è vittima di un grave pregiudizio per il quale “la mamma è sempre la mamma” e “le donne sono superiori agli uomini”. A fronte di questa idea i bambini a seguito di separazione vengono sempre – e spesso irragionevolmente – collocati presso le madri anche quando vi sono prove inequivocabili di violenza (ignorando, come in questo caso, le ripetute denunce da parte del padre). Il padre diventa un ibrido tra un bancomat e un visitatore sgradito, e vedrà suo figlio meno del compagno della madre. No, non è vero che tutti i padri scappano, tanti invece restano e aspettano a vita. Con questo pregiudizio, in superficie si propone ai cittadini un sistema in apparenza finalmente equo e col dente avvelenato per le angherie subite dalle donne nei secoli dei secoli, in realtà si finanzia un sistema che perseguita anche il maschile, l’unione biologica e sacra tra i due mondi e alla resa dei conti non tutela proprio nessuno. La misura della nostra umanità smarrita sta in questa domanda: si avrà compassione per questo padre? Poca, troppo poca…

Perdonatemi, mi sento a disagio a parlare di questi temi in questo modo, per punti lista, ma quando si prova a parlarne in modo articolato, con video che durino più di tre minuti o con articoli più lunghi di 20 righe, in pochi ascoltano, in pochi seguono.

Siamo pronti solo al commento veloce e fumantino per rinforzare lo schieramento di turno o le nostre posizioni emotive e al bando le chiacchiere di chi su questi temi si spreme le meningi e si logora l’anima da anni e anni.

I discorsi articolati non solo non vengono compresi ma neppure sono presi in esame. Sono fuori focus a monte, perché non rispondono al bisogno viscerale che abbiamo di fiondarci sul tema del giorno come iene sulle carcasse.

Mi fa male parlarne e mi fa male non parlarne. Non appena avrò un po’ di tempo raccoglierò le idee e ne farò un testo. Si potrà essere in disaccordo e metterne in dubbio anche ogni singola parola, anzi, me lo auguro, perché non c’è crescita senza confronto autentico; prima però andrà letto, come dovremmo leggere ogni libro, senza pregiudizi e con la voglia di lasciarci condurre da qualche parte, fosse anche una strada che non abbiamo nessuna intenzione di prendere. Sono questi del resto, almeno per me, i libri che vale di più la pena leggere.

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