Da qualche anno ho ripreso a scrivere lettere. Lo faccio insieme alle mie bimbe. Francobolli, inchiostro, l’odore della carta, imbucare la busta nelle cassette rosse, saper scrivere un indirizzo, attendere la risposta. Cose piccole, che salvano. Nella nostra società sono da considerarsi atti rivoluzionari, di vera resistenza. Resistenza al dominio degli schemi, alla perdita della grafia – segno unico di ciascuno – all’omologazione dello stampatello, all’assenza dell’attesa, che porta con sé tutto: desiderio, consapevolezze, vita. Si attendono i bambini prima del parto, si attende il tempo per poter seminare o fare il raccolto, si attende che un rapporto maturi, che i tempi siano buoni per iniziare un nuovo progetto. Se non insegniamo ai bambini il gusto dell’attesa, persino dell’ozio, non si apriranno mai le strade della creatività, della fantasia e quindi del progresso vero, della visione, che non è altro che un salto di immaginazione, per colmare gli spazi vuoti che ci abitano dentro.
Stiamo perdendo anche questo, come vedete dalle foto, già da un anno stanno smantellando le cassette rosse in tutta Italia.

A me mette tristezza che alcuni bambini non sappiano nemmeno cosa sia un francobollo, per questo ho in mente un progetto su questo…
Chissà…

