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Book review | E. Morante: «Lo scialle andaluso»

Book review | E. Morante: «Lo scialle andaluso»

Una madre e un figlio. Forse per questo mi ha colpito, perché parla di ognuno di noi.

Lo scialle andaluso (1963) è una raccolta di racconti di cui la maggior parte appartengono a una fase della vita di Elsa Morante precedente ai grandi romanzi e al matrimonio con Moravia, quando scriveva brevi racconti per la pubblicazione in alcuni giornali, per necessità economiche.

Lo scialle andaluso è l’ultimo racconto da cui il titolo del testo.

Mi ha preso molto il racconto di questo rapporto pieno di ombre e di molte luci, quello tra Andrea e sua madre Giuditta. Andrea è prima un bambino sofferente e geloso, che viene spesso abbandonato in casa da sua madre mentre lei si reca presso il teatro per coltivare la sua ossessione per la danza, e poi diventa un uomo a sua volta impreparato ad affrontare la vita e cade preda di diverse illusioni, proprio come sua madre, che si scoprirà non avere poi il grande talento che in famiglia a lungo avevano dato per scontato avesse.

Ma la cosa più interessante è la capacità di Elsa Morante di raccontare, con grande maestria e descrizioni fotografiche, i capovolgimenti relazionali, le distanze e i ravvicinamenti, le incomprensioni e gli slanci che superano tutto, il timore della perdita e il rispecchiamento, gli adii e i ritorni.

La Morante racconta alla perfezione questo continuo peregrinare che è dentro ognuno di noi, dove l’esteriorità – fatta dei teatri che ossessionano ciascuno – non è altro che un espediente. La battaglia è tutta interiore e si gioca nel conoscere se stessi, nel superare le illusioni per poter abbracciare il proprio sé, in quel luogo in cui è possibile scoprire che ciò che più temiamo spesso non è altro che ciò che desideriamo più ardentemente, e così accogliere finalmente l’altro, amarlo. Dolcissima la sensazione finale, uno scialle che ci avvolge come un abbraccio viscerale, un perdono assoluto, una voce cara, un ritorno a casa.

«Egli ebbe pietà di lei, e le perdonò. Ma il perdono che nasce dalla compassione è un parente povero del perdono che nasce dall’amore».

Come dice Dacia Maraini gli scritti di Elsa Morante fanno parte delle grandi opere letterarie in grado di allargare i confini della consapevolezza umana. Ne consiglio la lettura a tutti.

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