Touch Communication

Julia

Julia

15 anni e un corpo snello. Sul volto uno sguardo vivace e i suoi tratti fra i lunghi capelli. Sì proprio quelli.

Avevi sei anni quella prima volta. Un piccolo broncio si sciolse in sorriso al nostro primo sguardo. Mi ronzavi intorno, mi guardavi, “mi tieni la borsetta?”, “mi dai un altro fazzoletto, ho il raffreddore”, “mi guardi mentre scendo dallo scivolo?”. Non conoscevi né me né la parola amore.

Eppure, mai una provocazione, mai il rancore.

Mi cercavi, mi facevi tante domande, mi volevi in bagno con te, organizzavi scherzi ed agguati da fare a lui, mi guardavi come una delle tue principesse del cuore, curiosa di ogni mio sguardo, ogni mia piega, che ti faceva di colpo più vicina, più sua. Ti avvicinavi piano, mi sfioravi appena la vita.

Tra una G e una J mondi opposti per una sola vita.

In me hai visto a tratti un’altra mamma, a tratti un’altra donna, a tratti una complice, un’amica. Un linguaggio naturale condiviso, sensuale e bambino; così frizzante, così bella e così vicina ai sogni miei.

Non sei mia ma lo sei.

Oggi sei una promessa, un fiore appena sbocciato, una miscela di ingredienti tanto buoni che devono amalgamarsi con lo schifo del mondo. Ed è tanto.

Mi dispiace davvero. Ogni battaglia l’abbiamo persa, ogni presente lo abbiamo infranto.

Ma non fa niente. Non fa niente. Questo ti dico davanti al tuo ultimo racconto, al tuo nuovo libro, a quel sogno che hai raccolto da una mia parola e hai trasformato in penna, in quella ricetta che ti chiedo di scegliere e poi cuciniamo insieme, al prossimo incontro. Non fa niente, non fa niente, ti dico, in quel pianto abbozzato, in quel ricordo orrendo, in quella nuova esperienza, in quel poco, e tutto sbagliato, tempo che abbiamo da vivere.

Insieme come lucciole spente nelle sere.

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