Un tuffo nel mondo dell’autismo. Un testo a metà tra la realtà e il sogno, tra l’immaginario e il possibile, tra le parti romanzate e quelle più aderenti alla realtà. La realtà di una normale famiglia aquilana che combatte ogni giorno una battaglia molto difficile, quella di accompagnare nella crescita il loro figlio autistico, Achille.
L’autore lascia la parola ai due protagonisti. Un capitolo sentiamo la voce di Lorenza, mamma e moglie forte e determinata, e il capitolo successivo sentiamo la voce di suo figlio Achille.
Di entrambi, l’autore riesce a rendere magistralmente sensazioni corporee, pensieri, vissuti. Quando prendono la parola, il lettore entra di colpo nel loro mondo, e inizia a vedere le cose dalla loro prospettiva. La prospettiva di una mamma che ha atteso tanto ad avere un figlio che non arrivava e si è poi trovata ad affrontare una realtà molto complicata e a scontrarsi con una società non pronta a gestire queste situazioni e ad affiancarsi alla famiglia. La prospettiva di un figlio che percepisce il mondo in modo diverso, ma poi, diverso da chi?
Lo sforzo comunicativo, l’impegno quotidiano, il cambio delle priorità, le lotte contro l’ignoranza e l’ottusità di persone normali, persone che siamo noi, che non sappiamo nulla e per questo non riusciamo ad entrare in connessione con chi vive da dentro tutto questo, noi che ciò che non conosciamo ci spaventa e diventiamo quei limiti che tanto vorremmo venissero superati.
Un libro profondo, bello, avvincente, ben scritto, un romanzo denuncia, una dedica, una promessa.
Il romanzo solleva molte domande: da dove cominciare per sanare il deficit comunicativo che hanno le nostre istituzioni, che abbiamo noi? Ci sono responsabilità nella crescita esponenziale di casi di autismo nei nostri bambini? Perché allo stato, che poi siamo noi, non interessa farsi le giuste domande e costruire dei ponti? Che fine faranno questi bambini quando i genitori non ci saranno più? Il cosiddetto “dopo di noi”, le sue leggi, la sua poca aderenza alla realtà, i suoi limiti empirici, sono sufficienti?
Ci sono tanti modi di parlare di autismo oggi, uno è un modo superficiale e fatto di convenevoli, un approccio di forma che serve ad inserire questo tra “i temi convenienti”, sia perché va di moda parlarne sia perché farlo ci fa sentire a posto. E poi c’è il modo che ha scelto Stefano Carnicelli. Un modo che ho apprezzato e condiviso: con uno sguardo sincero, profondo, poetico e crudo ad un tempo, che rende questo libro così simile a tutti gli Achille del mondo, che quando pretendono ascolto gridano di più. Un grido autentico e totale che solo i bambini e gli scrittori con l’anima incontaminata sono capaci di lanciare al mondo.
Chi può rilanci il suo grido, nelle scuole, nelle comunità, nelle case.
Dal testo sono nati la canzone «Non c’è più tempo» scritta da Stefano Carnicelli e Massimo Germini e il cortometraggio «Bianca e il sole che non c’è» con regia e sceneggiatura di Ezio Forsano. Arte su arte.

