Oggi era la festa della mamma… La festa è sempre necessaria in una società come la nostra, altrimenti se non lo ripetiamo in coro rischiamo di dimenticarcene di cosa sia la mamma e questo non va bene.
E allora: evviva la festa della mamma, evviva i regalini, evviva le poesiole tutte imparate a memoria, evviva pure i calzini spaiati, non sia mai che questi bambini, crescendo, debbano diventare professionisti che non conoscono il rispetto della diversità, che perseguitano il diverso, che mettono in discussione il legame primitivo del cucciolo per la propria madre.
Ebbene, io invece, che di festeggiare queste cose non ho mai avuto un granché voglia, ho chiesto alle mie figlie di aggiungere a mano qualcosa che pensavano davvero su di me, su di noi, e poi ho sottratto loro pochi minuti del mio tempo, che per fortuna e per scelta hanno abbondantemente, per dedicarmi a una cosa importante per tutti i bambini sottratti e per la nostra società. Importante anche per loro stesse, per le madri e le professioniste che forse saranno, perché non debbano mai soffrire l’orrore del distacco più innaturale o, forse anche peggio, provocarlo ad altri.

