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La mia esperienza in carcere

La mia esperienza in carcere

Eccomi davanti l’androne del Carcere Regina Coeli di Roma, per quella mia durissima esperienza nell’area psicologica e sociale inserita in un’equipe per il reinserimento del reo nella società.

Sezione protetta, sezione VIII, la più dura di tutte, quella che ospitava uomini che avevano commesso crimini particolarmente efferati al punto da dover essere difesi dalla rabbia degli altri detenuti.

Ho assorbito goccia a goccia l’esperienza estrema che i detenuti vivevano, complice la mia giovane età e la mia famelica curiosità sull’animo umano che mi ha spinto ben oltre i loro racconti sconvolgenti di quanto avevano fatto, di quanto avevano lì subìto e di quanto avrebbero voluto fare se fossero usciti.

È stata – in modo diverso – estrema anche la mia esperienza con loro, dietro la scrivania in quella piccola cella, con i loro occhi addosso, impotente davanti al loro smarrimento.

Da lì nascevano quelle riflessioni sulla libertá, sulla pena, sulla voglia di vendetta, sulla sofferenza delle vittime, sulle ingiustizie, sulla verità, che poi avrei sviluppato nel mio primo romanzo “I buchi del cielo”, che oggi si è trasformato in “La verità non muore, amore”.

Di questo mio cammino particolare e di tanto altro parleremo insieme il 22 maggio a L’Aquila, durante la presentazione del libro, per un momento leggero, di racconto, di semplicità, di voglia di costruire legami in mezzo alle macerie, di ricerca ostinata di bellezza in mezzo a tanto orrore, di voglia di stare insieme in mezzo all’alienazione più feroce di questo nostro tempo.

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