Da poco ho capito perché, nascendo tutti nel candore, diventiamo presto crudeli e incapaci di amore.
La crudeltà umana, il tradimento, lo sfregio, la disumanità, la croce, un dono incompatibile col mondo, sbagliato, sospetto, precoce.
L’inferno in terra, il terrore, un velo alzato: mi è morto un giglio! Pezzi di infanzia, pezzi di vita, pezzi di famiglia, pezzi di gambe, pezzi di braccia, pezzi di figlio.
Scopriamo così che l’amore può essere tutto o non servire. Evapora come fumo tra i capelli di una vergine damigella destinata a morire.
Accoltellati sui fianchi, alla schiena, sulla vita, ma finché siamo bambini l’anima non è mai finita.
Così al primo schiaffo, al primo fallimento, al primo scherno, la nostra faccia bambina è ancora quella nello schermo. Vorremmo pure cambiare e diventare meno innocenti ma saremo puri come neonati che mugugnano all’alzarsi dei venti.
È l’anima che si afferma prepotente: di tutte quelle infelici promesse non ce ne facciamo niente!
Eccoci qua, ancora puri, ancora pronti ad amare il nostro prossimo fino alla fine dei tempi, come se restassimo ragazzi per sempre, come se la notte dei tempi fosse una linea di confine senza scempi.
E resteremo a lungo in attesa di una nuova alba, di un noi senza freni, di un insieme, di una passeggiata a qualche metro dal cielo, a mangiare un gelato di nuvole, a ridere come scemi, a credere a un sogno matto, a fare l’amore, ad inseguire il vero.
Ma un brutto giorno, d’improvviso, ecco che il funesto proposito si rianima: “ho un figlio, ho un mutuo, sono stanco, sono vecchio”, queste le scuse più gettonate per mandare al macero la nostra anima.
Non faremo neppure in tempo a dire “nuovi venti sono arrivati!”, che nel riflesso dello specchio noi saremo già cambiati. Smorti come linee impercettibili su squallidi dipinti, coloreremo pensieri e lembi di pelle di questo piccolo banale intento, e per la prima volta noi saremo davvero vinti.
Non è forse così che muore il bambino che eravamo e che nasce l’adulto orribile che tutti noi siamo?
Passa altro tempo e arriva una nuova giornata banale, tra un saluto ai nostri sogni, un arrivederci ai nostri figli, e un letto da rifare, risorge – come appena nata – quell’antica distesa di gigli. È sbocciato all’improvviso quel campo fertile di promesse, e le nostre forme un po’ malandate sono poi sempre le stesse.
Diamo allora tutti un’altra opportunità al mondo e torniamo a partorire figli.
E sentiamo ancora quell’intimo modo di essere, riscopriamo quel candore, quella voglia di inseguire i sogni in cui crediamo, e scopriamo così, in un giorno qualunque, che no, noi ancora non cambiamo!
Cresciamo, guardiamo più a fondo, diciamo molti più “no”, discerniamo meglio tra il noi e il voi, abbiamo un volto più stanco, ma l’anima resta ancora un poco qui accanto a noi.
E allora scopro, proprio mentre vi parlo, in questa notte di strani propositi, che forse non serve dirlo, dobbiamo proprio farlo: diventare tutti l’adulto-bambino che vorremmo incontrare sul nostro cammino.
Buona alba a tutti!

