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La donna nel Corano

La donna nel Corano

Rubrica tematica

La donna nel Corano

In un progetto di ricerca di cui ci siamo occupati recentemente è stata analizzata la figura della donna nel Corano. L’obiettivo della ricerca era analizzare la situazione della donna nel testo sacro in particolare, e nella religione islamica in generale, tenendo conto dei grandi cambiamenti che ha vissuto l’Islam nel corso del tempo.
A questo scopo il Corano è stato preso in esame da diverse angolazioni, ricostruendo le diverse prospettive che ne sono state date nel tempo: la domanda a cui si cercava di rispondere è se la concezione moderna della donna nella cultura e nella religione islamica trovi o meno fondamento nella sacra scrittura, e quindi nella visione del profeta Maometto.
Contrariamente a quanto si pensi comunemente l’analisi delle scritture islamiche e della sunna evidenziano l’atteggiamento affettuoso del Profeta verso le donne. Egli ha proferito moltissime parole, spesso dotate di una carica poetica, di grande stima verso la figura della donna. Tra le altri si ricordi la seguente: «Il migliore tra di voi è quello che è il migliore con la sua moglie», oppure «Un uomo giunse dal profeta Mohammed dicendo: “O messaggero di Dio! Chi tra il popolo è la persona più importante?” Il profeta disse: Tua madre. L’uomo disse: “E dopo?”. Il profeta disse: Tua madre. L’uomo chiese ancora: “E dopo?” Il profeta disse: Tua madre. L’uomo chiese ancora: “E dopo?” Il profeta disse: Tuo padre». Si può dire, quindi, che l’avvento del profeta rivoluzionò il modo di intendere il ruolo della donna nella coppia, nel proprio nucleo familiare e nell’intera società. Secondo questa concezione la donna nella cultura musulmana è una “serva” di Dio, e non dell’uomo, così come l’uomo è “servo” di Dio e mai di un altro uomo.
Analizzando i versi del Corano che affrontano il rapporto uomo-donna, la poligamia, il ruolo della donna nella famiglia e nella società e la questione del velo, è stato chiaro come la condizione della donna prima e dopo l’avvento del profeta sia cambiata, riscattando la donna da una sorta di stato di degrado preislamico dovuto al periodo storico caratterizzato – anche in altre aree del globo – da molta ignoranza e arretratezza; infatti, tale degrado coinvolgeva anche le donne occidentali. Per fare un esempio, avere una figlia femmina costituiva motivo di disonore al punto di arrivare ad ucciderla appena nata.
Possiamo quindi dire che l’avvento del Profeta abbia rivoluzionato il modo di concepire la donna nella società e nella famiglia.
All’epoca di Maometto – che ha visto la nascita del cosiddetto “primo Islam” – alla donna fu riconosciuta per la prima volta una personalità giuridica. È migliorata la sua situazione in merito al divorzio e al ripudio, ha acquisito il diritto ad avere una sua proprietà privata, ha guadagnato autonomia in tema di lavoro e conciliazione degli impegni dentro e fuori le mura domestiche.
Anche nella sua vita privata il Profeta ebbe un rapporto speciale con le donne. Tra queste spicca ‘Aisha, la sua beneamata, nonché donna molto importante nel suo tempo. Di lei si dice che se avesse vinto la celebre battaglia del cammello avrebbe cambiato il destino della donna nell’Islam. Aisha era una donna autonoma e piena di personalità che la rendeva pari negli scambi col marito. Accompagnò il profeta anche sul finire della sua vita fino al momento della morte, quando si narra che lui fosse nella consueta posizione con la testa sulle sue gambe, e per questo fu preziosa nel testimoniare le cose dette e fatte (hadith) dal Profeta che compongono la sunna (comportamento), che ogni credente della religione islamica deve seguire, narrazione che solitamente spettava solo agli uomini. Questo cenno dimostra come il ruolo riservato alle donne nell’Islam delle origini, ossia proprio quell’Islam che dovrebbe servire da modello etico universale, era tutt’altro che secondario.
Questo scenario culturale si ripercuote anche sugli aspetti giuridici: il principio dell’uguaglianza di genere non può essere messo in discussione perché secondo la cultura islamica si fonda sul messaggio di Allah per l’uomo; a questo proposito il Corano sembra far riferimento all’origine comune dei generi maschile e femminile e quindi ad una reciprocità tra uomo e donna.
Ma cosa succede oggi? Nella società contemporanea la situazione è più complessa: nel contesto islamico si è affermato il cosiddetto fondamentalismo islamico o Jihādismo (gihadismo). La shari’a ha riempito le mancanze della politica proponendosi come unica soluzione per il sistema giuridico. A questo si uniscono i grandi stravolgimenti avuti negli ultimi decenni con il grande flusso migratorio del popolo musulmano verso l’Europa. Dall’incontro con il mondo occidentale sono sorte alle volte delle possibilità, e altre delle problematiche.
Nel 2005 fu pubblicato il libro “Senza velo” che narrava le vicende di donne attive per la parità di genere nei paesi islamici. Il libro ha fatto da cassa di risonanza per una necessità culturale che era silente nella coscienza collettiva del mondo islamico: ne è disceso un grande interesse nel mondo della cultura e delle istituzioni.
Il velo è un simbolo evidente di questa riflessione: esso simboleggia per molti la componente patriarcale della religione islamica, e non di rado viene strumentalizzato per dimostrare in modo insindacabile l’oppressione subìta dalle donne nel mondo islamico e l’assenza di libertà che esse vivrebbero.
In questo scenario culturale, giuridico o ideologico il ruolo della donna viene ricondotto al possesso o meno di un oggetto, vissuto come un’estensione del corpo. Sono sempre di più le testimonianze di donne che dimostrano l’esistenza di un sottobosco di motivazioni spirituali e culturali che spingono all’uso di questo strumento e che abbracciano la donna stessa. Scenario che ha dato spesso vita a scelte molto diverse tra loro. Si pensi a quei casi divenuti oggetto dell’attenzione dei media e dell’opinione pubblica perché la donna aveva scelto di non indossarlo più.
In conclusione secondo gli studiosi del tema uno degli strumenti per superare questa ambiguità di interpretazioni e approdare a una visione univoca su alcuni temi dirimenti sarebbe quello di riformare la religione islamica, se non addirittura di modificare il Corano, che per le persone di religione islamica rappresenta però il messaggio scritto della parola di Allah. Si tratta, dunque, di una manovra molto complessa, che richiederebbe una grande preparazione per studiare il testo sacro e produrne delle interpretazioni appropriate e funzionali.

Riferimenti bibliografici
Ahmad Al-Hussein, L. (2012) Maledetta. La mia battaglia contro il falso Islam che odia le donne. Segrate: Edizioni Piemme.
Al-Bukhārī, M. et al. (2007) Detti e fatti del profeta dell’Islam. Milano: UTET Università.
Campanini, M. (2005) Il pensiero islamico contemporaneo. Bologna: Il Mulino.
Campanini, M. (2018) L’Islam, religione dell’occidente. Sesto San Giovanni: Mimesis.
Campanini, M. et al. (2019) Donne e Islam: l’altra metà del cielo. Roma: Edizioni Studium.
Campanini, M. (2020) Il Corano e la sua interpretazione. Bari: Laterza.
Castro, F. (1984) Lineamenti di storia del diritto musulmano: Le origini della scienza giuridica islamica e la formazione del sistema. Venezia: Libr. Ed. Cafoscarina.
Mustapha Ammar, L. (2006) Il Corano. Translated by A. Bausani. Milano: Rizzoli.
Zilio Grandi, I. (2009) ‘La creazione della donna nel Corano e il suo ruolo nella tradizione islamica’, in Filoramo, G., Le religioni e il mondo moderno. Nuove tematiche e prospettive. Torino: Einaudi.

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