Era questo il mondo che meritavi, che tu volevi? Un mondo fatto di casa con recinto bianco, alberi artificiali e grida di bimbi? Occhi che nascondono e mentono dietro un bacio dato di fretta, un ritardo non giustificato, un cappotto appeso all’ingresso? Forse è questo che non meritiamo, bugie su bugie create, volute, arrese; una verità non più cercata, ma soffocata e negata, dentro un orgasmo, una sveglia regolare o la busta della spesa. Sorridi adesso, mia principessa, la vita non è altro che una lacerante attesa, persa dentro una promessa.
Quali erano queste donne che tanto odiavamo essere? Donne che non vedono, che recitano ignare un copione, donne devote, fidanzate, mogli; mentre noi uscivamo dal nostro ruolo, al costo di restare sempre più sole e disilluse, finché un mattino, non si sa come, nell’immagine riflessa nello specchio vedi loro e non più il tuo volto. Ti spaventi, ora sì che tremi di freddo, non come quelle notti sole nel parcheggio, ora sì che sei davvero smarrita, ora che la gabbia si fa via via più stretta e più angusta e la nausea diventa un verme dentro il tuo stomaco che si alimenta di speranza. Il vuoto aumenta, senti fuori nitrire i cavalli, di colpo invidi l’amante di tuo marito, non il suo corpo che non ha nulla più del tuo, ma invidi la sua vita, quella che avevi e non hai più, i suoi occhi, la luce selvaggia e potente che hanno, le sue risate piene come un pomeriggio di sole, le sue lacrime. Invidi che sappia ancora amare […].

