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Lo stupore dell’artista

Lo stupore dell’artista

Riflettevo sullo stupore che ogni artista prova per la sua opera. Ho l’impressione che oggi sia apprezzata maggiormente una posizione di sobrietà e di ragionevole distacco, come dire, una sorta di modestia artistica, eppure questo stupore non è esso stesso un’esiziale espressione dell’arte, e dunque qualcosa di cui nessuno dovrebbe vergognarsi? Voglio dire, chi starebbe in piedi per nottate intere pensando che ciò che sta scrivendo non valga? Chi potrebbe sopportare di non ricevere nulla in cambio – né soldi, né riconoscimento?
Si parla molto di ego, ma chi di noi non desidera essere visto, apprezzato e amato? Così il bambino, così l’artista, così lo sportivo… Se c’è qualcosa di sbagliato in questo è negarlo al punto da farne una malattia.
Pensiamo ad epoche diverse e ad opere davvero portentose: cosa ne sarebbe stato di Alla ricerca del tempo perduto di Proust se lui non fosse andato irragionevolmente oltre i vari rifiuti incassati da importanti case editrici dell’epoca? Pensiamo che se qualcuno glielo avesse chiesto espressamente avrebbe detto che la sua opera non valeva nulla in confronto ad altri capolavori della storia?
Ma al giorno d’oggi ci sono ancora spazio e fiducia per le certezze dell’autore sulla sua opera, per la sua fervida esortazione al pubblico a farla propria, per la sua necessità ancestrale di condividerla?

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