Mi ha sempre imbarazzato parlare di me. Timida, odiavo la vanità, l’egocentrismo e la superbia. Nonostante questo attiravo l’attenzione di tutti. Forse perché attiriamo ciò che più temiamo. Mi ricordano ancora oggi come “la bambina da guardare”. Io peró… sempre in disparte, sempre autocritica, pretendevo l’impossibile e scartavo molte cose di me prima che potesse farlo chiunque altro. Così nel corpo, così nel resto.
Oggi accade l’opposto: chiunque può avere il proprio book fotografico, purché sia scaltro a comprendere alcuni standard minimi di posa, acconciatura, filtri di vario tipo, mise. Lo stesso nelle altre sfere: chiunque può diventare scrittore, basta scrivere un libro. E così via. Tutto è livellato al minimo, tutto vale perché niente vale.
Ho migliaia di pagine scritte da me, ma mai avrei pensato di pubblicarle. Se con quest’ultimo romanzo l’ho fatto è perché per me vale qualcosa. Lo sento da quando mi ha raggiunto, da quando si è fatto scrivere, da prima che si svelasse del tutto a me. E questo mio primo stupore, se vale qualcosa, non è che lo stupore che ogni artista ha verso una sua creazione. Chi lo nega, mente.
“Lo specchio degli occhi tuoi”. Dipinto in copertina: «Seduzione distruttiva» 2024, Antonio Zenadocchio, acrilico su tela 80×80 cm

