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Una notte insonne

Una notte insonne

Una notte insonne, una notte strana, qualche lampo di incubo, qualcosa di rosso che mi perseguita, qualcosa che non finisce mai, una bocca che non si chiude forse, un rossetto rosso fuoco, forse. Mi sveglio, mi guardo intorno e lo vedo. Il mio romanzo. Lo prendo in mano, lo sfoglio. Sono in piedi e resto così fino alla fine. Come può fare sempre così bene e così male? Cerco qualcosa, forse pezzi di me. Non so se li troverò lì dentro. Forse sì. Inizio a leggere. Non lo avevo mai fatto in questo modo: tutto di seguito, su carta, dopo la pubblicazione. Senza senso critico, senza controllo, con il solo desiderio di leggerlo fino in fondo, come un lettore qualunque. Guidata dalla storia, come se non l’avessi scritta io, come se non la conoscessi. Guidata da quel rosso, lo ritrovo nei capelli carmini di Elettra, nella sua ossessione per gli abbinamenti, nella scelta finale di Viola. E allora capisco, colorata io stessa da una notte che non si lasciava dormire. Così estranea, eppure ancora più vicina ai miei personaggi. Sì… Forse perché rinchiusi dentro di me, erano nel punto più distante da me. Solo ciò che ci è estraneo ci appartiene.

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