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Magenta

Magenta

Scrissi il mio primo romanzo a vent’anni, in preda a dolori psichici fortissimi. Malattia, lutti, fini, tradimenti, troppe cose da elaborare per la mia tenera scorza. Mi credevo forte allora: determinata, solare, resistente. Ma mi mancavano la forza della rivoluzione, il coraggio del rischio. Quella sequela di eventi, incatenati in due tre anni, ruppero in mille pezzi la mia corazza e sbrigliarono le redini di un percorso sicuro entro cui mi proteggevo da anni. La vita sin dall’adolescenza era diventata ben presto cupa, prevedibile, grigia. Mancava lei, l’anima.
Un giorno la vidi, era una ragazza arrabbiata, insolente, provocatoria, me la ritrovavo in mezzo ai piedi, di intralcio ai miei progetti che erano pochi ma stabili: un lungo ma tiepido fidanzamento, il terzo anno in corso nella facoltà di diritto, un carattere piuttosto abile all’adattamento.
Lei mi faceva invaghire di altri, lei mi strappava pagine e pagine di libri di diritto, lei mi rendeva insofferente. La chiamai Magenta e la festeggiai ogni anno, in un bel giorno di metà giugno, quando si era presentata a me.
Lei però non bastava, e nemmeno il suo broncio: voleva solo buttare giù tutto, ma non aveva la minima idea di cosa farne dei resti. Questo ho dovuto farlo io. Ho avuto bisogno di coraggio per lasciare senza mai tradire, per ultimare un percorso formativo per me inadeguato, aprendo frattanto altre porte, per plasmare insofferenza e adattamento, senza impazzire.
Il risultato fu qualche anno di solitudine, degli scatti rubati qua e là in solitaria per le strade delle mie due città, un corso in criminologia, un’esperienza lavorativa in carcere, un primo contatto con una mia grande passione, la psicoanalisi, e il mio primo romanzo, scritto interamente su carta, senza consapevolezza che fosse una storia.
Poesie, riflessioni, sfoghi, su pezzi di carta, diari, quaderni, per mesi, tra le lacrime e le grida dell’anima! Mi strappavo a forza la mia vecchia identità grigia e ne creavo una nuova, piena di sfumature, di dubbi, di colori.
Un giorno mi accorsi di qualcosa di strano. Stavolta era diverso: i personaggi si andavano delineando, i fatti si inanellavano in una sequela di eventi tra loro connessi. Avevo una storia.
Di mattino presto presi ad alzarmi alle 5 per sfidare gli impegni della giornata e il caldo di Roma. Seduta su un tavolino di legno in balcone passavo le prime ore a trascrivere tutto su portatile.
Era nato il mio primo romanzo.
(Fra pochi mesi di nuovo alle stampe…)

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