Tutto accade in poche ore, proprio come nella vita. Ci sembra sempre inverosimile, finché non accade.
Tommaso è un piccolo bambino di cinque anni che resta imprigionato nella sua macchina, “dimenticato” dai grandi. Nella più assoluta immobilità, accade ogni cosa. Svelamenti, disincanto, conoscenza.
Imprigionato nel suo seggiolone auto, nei suoi bisogni, nella sua disperazione, fa il suo incontro più importante. Quello con la Verità. La Verità non viene dipinta come una luce divina, o una parola che vinca su tutto. Piuttosto come quel momento in cui tutto finalmente ci parla, si rivela, ci svela. Tommaso incontra per la prima volta nella sua vita il suo padre reale, la sua madre reale, guarda in faccia la morte fermarsi proprio lì, accanto al suo abitacolo, conosce la vita al margine, quella che ancora sa guardarsi dentro e guardare fuori, e che noi invece consideriamo inferiore a noi, distante, pericolosa. Vede se stesso. Solo. Anche se misuriamo appena pochi centimetri siamo sempre soli quando la vita decide di tagliare proprio il lembo di terra su cui ci aggrappavamo. Comprende che esiste quel momento in cui avremmo bisogno di un miracolo, una ricompensa, un gesto, e invece non accade. Non è forse questo quel momento in cui si esce per sempre dal mondo dell’infanzia?
Mi sono chiesta fino alla fine come sarebbe andata a finire, ma non è stato semplice fare previsioni, perché la storia e il linguaggio tendono tranelli ad ogni pagina, non per depistare, io credo, ma perché non sembra una storia scritta con l’intento di dimostrare qualcosa, piuttosto una strada che si percorre insieme e, proprio come accade nella vita, nessuno sa dove porterà realmente. Proprio per questo porta in sé il segreto del suo finale peggiore.
Che poi, quando la vita taglia, non c’è un vero sollievo, qualsiasi sia il finale, perché quella serie infinita di casualità che ci hanno riguardato, quelle dimenticanze, e quelle mancanze da parte di chi avrebbe dovuto proteggerci, continuano a tagliare anche quando riusciamo a liberarci dal nostro momento di tragico confronto con quell’attimo banale, quasi impercettibile, oracolare, che ci cambia per sempre.
Mi è sembrata anche la storia delle sgangherate famiglie moderne, dove promiscuità e fragilità si mescolano, e ciascuno rincorre l’idea di una felicità illusoria che è sempre un metro più in là, anche se è proprio in quel piccolo passo oltre, che la vita si fa mostruosa, oscena, e risucchia il nostro bambino (interiore?).
Ho apprezzato molto la visuale ampia sulla vicenda, i personaggi che entrano e escono con disinvoltura dalla scena, e la velocità con cui appaiono al lettore “giusti”, reali, come ci fossero stati da sempre.
E poi lei, la misteriosa presenza che in quei momenti aspetta al nostro fianco, e non sembra voler andare via. Chi di noi può dire di non averla mai avvertita? Forse di tutto il romanzo, la cosa più vera.

