A lungo ho sognato i salotti intellettuali, le feste sopra le righe, gli incontri con persone eccentriche ma piene di carisma. Forse lo desideravo perché provengo da un contesto con linguaggi completamente diversi, e quindi mi era semplice idealizzare.
Poi mi sono accorta che si può essere ottusi anche leggendo cinque libri al mese, che la capacità di guardare a fondo le cose è probabilmente un dono innato, fatto di istinto e sensibilità, che tante persone si atteggiano “a” trasformandosi in quei personaggi che i veri intellettuali dovrebbero deridere per aiutarci a riflettere sul confine tra la persona e il suo personaggio. Ho capito che un ambiente diventa settario e chiuso quanto più si identifica in qualcosa, fosse anche l’essere esperti in. Oggi poche cose mi annoiano come gli esperti senza intuito e gli acculturati che non sanno ridere come scemi per un nonnulla. Che meraviglia parlare del nulla, gustare un tramonto in silenzio, vivere senza fare la parafrasi ad ogni gesto, ridere fino a farsi contorcere lo stomaco!

