Quando ho scelto di autopubblicare, facendomi accompagnare da un’agenzia di servizi editoriali, ho portato avanti una mia visione personale lucida ma in parte anche fallimentare. Ho scelto di farlo in modo radicale, con un’autopubblicazione pura.
Il mio romanzo non è ordinabile in libreria (tranne in una, nella mia piccola città natale) e non si trova su Amazon. Posso spedirlo io tramite il mio sito o tramite quello de Il Cielo Capovolto.
Insomma, parliamoci chiaro, niente di eroico, niente di utile, il solito atto di auto-sabotaggio per una delle mie mille battaglie perse.
Per la verità non ho mai immaginato che la mia scelta potesse incidere su meccanismi perversi che, in un modo o nell’altro, ci riguardano tutti. Né mi sono mai sentita migliore di chi fa scelte diverse. Ne faccio molte anche io, in altri ambiti.
Si tratta solo di piccole cose che mi fanno sentire bene. Ho potuto curare il progetto in ogni aspetto, realizzare la copertina che desideravo, a fronte di una omologazione sempre più forte. Ho potuto far gestire ogni aspetto grafico a persone di fiducia, cosa che purtroppo ormai si vede fare sempre meno, come se la componente estetica e funzionale legata all’impaginazione del testo fosse una cosa di poca importanza.
Ho potuto scegliere un prezzo abbastanza basso per il numero di pagine (quasi quattrocento), un prezzo secondo me più adeguato alla fase storica che viviamo, anche perché io per prima spesso devo fare rinunce perché la carta, e quindi i libri, costano tanto, a fronte di un sistema di vita sempre più insostenibile. Insomma, ho potuto scegliere una cifra consona, senza fare il calcolo dei costi sostenuti e della poca presa sul mercato che avrei avuto.
Ho potuto pubblicarlo con ogni sua piega senza fare tagli di sorta. Tagli che spesso anche case editrici più in linea col mio sentire chiedono, perché il testo entri in quella collana, perché sia spendibile…
Ho potuto personalizzare la spedizione, mettendo anche lì un tocco di me e della protagonista, Elettra.
Ma cos’è una storia senza un lettore? Da soli non si fa nulla. E così, proprio mentre mi preparavo a uno dei miei tanti fallimenti, proprio voi mi avete dimostrato che non è impossibile, è solo diverso. Cambiare abitudini si può, se ci fa stare meglio, se le abitudini che siamo costretti a seguire non ci rendono sereni, e non ci regalano quel senso di libertà selvaggia di cui, come animali spirituali, abbiamo un fottuto bisogno.
E allora grazie, grazie davvero, per questa corsa verso l’impossibile che, da un anno e mezzo ormai, stiamo facendo insieme. Grazie soprattutto a chi è andato oltre, a chi ha creduto in me e nella mia scrittura pur nelle divergenze di opinione. Quello è il momento in cui ho capito di essere riuscita a dare e a ricevere di più.

