Avevo 25 anni e avevo appena pubblicato un romanzo scritto a vent’anni, I buchi del cielo. Presi contatti con le istituzioni della mia piccola città, nella speranza di far conoscere il mio libro, magari all’interno di eventi già organizzati, magari solo per cinque minuti… Non vidi mai chi era deputato alla diffusione dell’arte e della cultura, mai chi davvero decide, perché tutti inarrivabili.
“Beata te che sei a Roma! Qui la mentalità fa schifo”, mi disse, mentre fissava per me un fantasmatico appuntamento. Aveva ragione, ma la verità è che la mentalità è la stessa in tutta Italia: impegno e dedizione sono spesso ostacolati, arroganza e superficialità vengono premiate. Ne discende un ribaltamento non da poco: chi scrive libri, chi è in fila per un sussidio, chi si impegna ogni giorno, viene giudicato — o aiutato, o respinto — da chi ha passato la vita a vivere di favori e voli di superficie.
Dirlo senza giri di parole ti relega subito nel girone degli invidiosi. No, non è il mio caso. Non invidio chi siede su certi scranni senza avere né le competenze né la voglia. Soffro per un mondo che non funziona come ognuno di noi nel profondo pensa che dovrebbe.
Conosco persone con del talento, che nessuna casa discografica prenderà mai in considerazione perché hanno troppa personalità; altri sanno scrivere, ma non nella prospettiva “giusta”, quella richiesta dal mercato; altri ancora sono pieni di titoli e devono quasi vergognarsi dei loro curriculum, o vengono aggrediti e derisi ai colloqui per eccessiva intraprendenza. Alcuni si presentano fiduciosi a concorsi farlocchi, con esiti già decisi e resi palesi con disarmante arroganza. Altri credono in una gestione diversa della polis, e proprio per questo fanno enorme fatica a occuparsi ogni giorno di politica, o finiscono per abbandonarla.
Non è un caso se Falcone e Borsellino intuirono che lo Stato non è legato alla mafia: è la mafia. E non è un caso se dopo di loro non si è più visto nessuno attraversare quei corridoi con la stessa luce negli occhi.
Conosco persone che hanno molto da dare, ma di scendere a compromessi non sono davvero capaci. E quel giorno in cui ti viene chiesto di farlo, prima o poi, arriva sempre. Così tutti questi qualcuno — e molti altri, di cui non saprò mai nemmeno il nome — resteranno lì, ai margini della storia, a sognare un mondo diverso, che proprio per questo non arriverà mai.
Nel frattempo, molti altri sono accomodati su sedie che custodiscono gelosamente, come fossero scrigni pieni di tesori — e invece non contengono che polvere di vuoto. Gente senza alcun requisito, che giudica testi che non leggerà mai, che vince bandi per viaggi formativi di cui i comuni mortali non sapranno mai neppure l’esistenza.
Ricordo che per il mio viaggio in Irlanda, dopo la laurea, spesi gli ultimi soldi che avevo: erano frutto di tanti sacrifici. “Tieni presente che se li usi così, poi non li avrai più”. E infatti non li ebbi più. Del resto restare a Roma era una mia scelta, volevo essere autonoma. Nonostante lavorassi ore su ore come tata tuttofare per una famiglia molto assente per lavoro, e senza concedermi nulla, non avevo soldi neppure per una spesa decente o una ricarica. Del resto sopravvivere ha un costo spaventoso, soprattutto per alcuni. Era così in quel terribile post laurea che mi chiedeva il conto, in quel periodo di disillusione e amarezza in cui restare sembrava impossibile, e tornare indietro anche.
Eppure si continua a dire che la cultura è importante, che un autore locale dà lustro al territorio. Ma la realtà è ben diversa: è fatta di grandi ingranaggi e piccole persone, di invidie e rabbia latente, ben celata dietro bustarelle, acquasanta e saluti sbracciati.
Oggi ho qualche anno in più, e tra le mani un testo che piú di qualcuno mi dice che vale qualcosa, che tocca. Eppure, nulla è cambiato.
Ma è cambiato tutto, sono cambiata io.
Oggi tutto questo non mi schiaccia più: anzi, mi dà la forza, l’energia, la rabbia necessarie per proseguire a scrivere. Lo farò ancora, e ancora. E ancora. E il destino mi sorride, ha un piccolo segreto con me. Mi manda incontro, qua e là, qualche persona di luce, illumina qualche nuovo sentiero. Anime che costruiscono e non temono di guardare le cose in modo diverso. Non migliore, diverso. Qualcuno che crede nella mia scrittura più di quanto io stessa avrei mai potuto immaginare, che sa custodire e la visione critica delle cose e la speranza.
E allora non mi lascerò cambiare, ma neppure mandare fuori strada. È finito il tempo della disillusione e della resa, dell’accettazione incondizionata di questi algoritmi fatali. È giunto il momento del sogno.
Ed è così che, prima o poi, qualche piccolo angolo di mondo inizia a cambiare. L’aria si fa più pulita, i respiri più intensi, la vista più chiara. Un fiore sboccia.
E poi, chissà…

