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Dopo un anno

Dopo un anno

Un anno dalla pubblicazione del mio romanzo Lo specchio degli occhi tuoi. È stato un momento potentissimo. Dentro di me ho sempre saputo che sarebbe stato un meraviglioso viaggio che avrei dovuto abbandonare presto. So che accadrà, ma in ogni caso avrà segnato la mia vita. E avendo alle spalle una sequela infinite di rinunce, posso oggi essere grata alla vita, e sentirmi privilegiata per questo bagno caldo di vita che ho potuto concedermi.

No, non è stato un libro, non per me. È stata una storia segnata passo dopo passo, incisione dopo incisione, fatta di lacrime, di strati, coltelli, errori, passione, conflitti, confini. È stato come disseppellire un morto, come tornare a vivere con le macerie intorno.

E allora voglio fare adesso tutti i ringraziamenti che non ho fatto allora. I ringraziamenti mi stancano, soprattutto quando sono dovuti. Ma ora è diverso. Ora non ho niente da dimostrare a nessuno.

Grazie a chi ha creduto in me più di me stessa.

Grazie a chi mi ha aiutato a vedere una strada dove vedevo solo il buio e la disillusione.

Grazie a Sean per tutto. Difficile raccogliere in poche righe le ore trascorse – dopo anni e anni di priorità diverse – a parlare, a leggere e rileggere insieme, a dare una veste grafica adeguata, a raccontarsi, ad accogliere le parti di sé di cui si ha più paura, a guardarsi dentro, a scoprirsi nuovamente.

Grazie a Maria per aver creduto sin da subito in questo scritto, per avermi contagiata di un’incredibile fiducia, di progetti, di speranze. È sottile la linea di confine tra il dovuto e il sentito, tra il convenevolo e lo slancio autentico. Ma quando si è nel secondo campo, non ci possono essere dubbi.

Grazie a Fiore, per aver reso possibile tutto questo sin dagli inizi, e per averci travolto – con il suo ultimo viaggio – di miracoli, avvenimenti inimmaginabili, possibilità insperate. Ma soprattutto di un’energia impossibile, prima, anche solo da immaginare. Energia di amore. Tutto l’amore che avanza.

Grazie a Stefano per avermi trasmesso partecipazione, slancio, bellezza, in qualsiasi modo e in qualsiasi occasione di questo cammino che più volte ci ha fatti incontrare.

Grazie ad Antonio per aver donato un dipinto a questa storia, senza confini e senza patine di sorta. Grazie per averlo fatto rispettando il clima perturbante della storia, con una ragazza che per colori proporzioni e sguardo, va sempre al di là del confine, del possibile. Grazie anche per avermi offerto un altro sguardo sul mondo, sull’arte.

Grazie a tutte le meravigliose anime che hanno abbellito questo cammino con canti, musica, parole letture, interviste, personale visione, intima bellezza.

Grazie a chi ha risposto fiducia nella mia scrittura, leggendomi, che non è mai un atto scontato, né mai potrebbe esserlo oggi. A chi mi ha dato parole, carezze, gratificazioni, sorrisi. A chi si è emozionato, a chi mi ha scritto, a chi ha cercato strade per farlo sbocciare, a chi ha gioito con me. A chi mi ha aiutato a vedere le cose, i personaggi, da un’altra prospettiva, facendoli rinascere, riscattandoli, a dispetto di tutto e di tutti, anche di me stessa.

Grazie a tutti quelli che hanno ispirato questo scritto. Quelli che mi hanno ferito, abbandonato, tradito. Quelli per cui non sono stata che un riflesso e mai una persona, nella sua forma piena. Grazie anche per gli amori a metà, per la passione infantile, per l’egoismo sfrenato, per i vuoti a perdere, perché è possibile riconoscersi anche negli specchi infranti e abitare a lungo luoghi oscuri, che vale la pena vedere. Grazie a chi ha colorato nella mia mente sguardi da cerbiatto, abbracci, musica, sogni di un avvenire, scintille nei capelli, il vibrare forte della pelle, pianti misti a risate sguaiate, carezze, lunghi infiniti addii.

Grazie a chi accompagnava allora quel mio percorso interiore, fatto di sogni e di ombre e di segreti inconfessabili.

Grazie al mio paese per avermi regalato strade, corse, alberi, foglie, stradine sterrate da calcare. Solo per questo la mia penna oggi può calcare il foglio. Grazie anche per avermi respinta e non avermi capita, tutto laddove anche io ho respinto e non ho capito. Perché senza quelle ferite non avrei lo stesso anelito di riparazione.

Grazie a Roma, per le sue meraviglie e la sua ferocia. Per avermi regalato una cosa soprattutto: le parti più autentiche degli altri, e di me. È solo per questo che ha potuto essere per questa storia asfalto, culla, casa, tramonto, sogno, voragine, pertugi nascosti, tomba.

Grazie a chi avrebbe dovuto proteggere e non ha saputo farlo, a chi avrebbe dovuto capire e non ha potuto. Diversamente non avrei la stessa sete di ascolto, la stessa folle incredibile selvaggia fede nella scrittura, nel potere di salvezza di ogni più fallibile personaggio, di ogni minuscola storia.

Grazie a chi mi ha mostrato, coi fatti e non solo a parole, che è possibile credere in questo sogno di scrivere senza secondi fini, crederci e basta. E mi ha indicato con incredibile dolcezza e purezza d’animo una strada in cui riconoscermi, una strada da seguire. La mia.

Grazie a coloro che dall’alto del loro “potere”, qualche anno fa, hanno aperto faglie nella mia vita, facendo entrare acqua e petrolio. Grazie perché ho ricordato che non si legge e non si scrive per stare meglio. Si legge e si scrive anche mentre l’acqua e il petrolio ci stanno affogando. Proprio per questo.

Grazie a me, per non aver ceduto mai pezzi, genuinità, idee, in cambio di occasioni. Ma soprattutto per non aver mai smesso di carezzare ogni mio taglio e di cantare a me stessa come fanno quei carillon stonati che placano il pianto di un bambino. Perché io non l’ho mai dimenticata quella me bambina, che restava anche per ore ferma a contemplare il miracolo del vento che smuove le foglie di un grande albero.

Dopo un anno

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