Che poi forse stiamo sopravvalutando questa cosa di non spoilerare nulla, voglio dire, a parte i gialli dove è importante questa dimensione di scoperta, per il resto non si legge mica un libro per sapere come va a finire.
Ad esempio sappiamo tutti che il diario di Anna Frank si interrompe, e alla fine si narra la sua deportazione nei campi di concentramento, oppure che Anna Karenina e Madame Bovary si sono uccise, ma non per questo non li leggiamo più.
Per me un romanzo è nel modo in cui viene raccontato. A volte personaggi o storie assurdi diventano credibili, persino potenti, per come sono narrati, altre volte storie più forti non mi arrivano affatto. Non so spiegare il perché, ma credo di trovare bellezza, riflessione, arricchimento, nella voce dello scrittore più che nel resto.
Lolita senza il suo autore sarebbe un banale di diario di una perversione, Madame Bovary il racconto di una povera casalinga disperata come in certe serie TV americane.
E allora, dove si nasconde davvero la grandezza di un testo? A volte in una piccola ripetizione, o in un’omissione, a volte persino in una virgola in più, o in una virgola che manca.
Per me un buon narratore è quello che ti fa dimenticare che stai leggendo una storia. Ti trovi dentro e ti convinci che sia tutto vero. C’è un punto preciso in cui i personaggi si innestano nella mente e da lì in avanti non ne usciranno più. Diventano parametro per guardare alle cose, prospettive, esperienza.
Inizi a credere di poterli incontrare quando cammini tra le stanze, nei boschi, sulle strade. Ne senti persino la mancanza, ma prevale una sensazione di pieno. Come quando ci innamoriamo, come quando guadagniamo un nuovo amico.

