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Fotografare il buio

Fotografare il buio

In queste settimane ho ricevuto due proposte. La prima riguarda la possibilità di inserire il mio romanzo in una serie di eventi culturali legati con il Parlamento, l’altra invece ha a che fare con la politica nuda e cruda, con la militanza – seppure in veste di donna di cultura – all’interno di una realtà di sinistra. La nuova Dacia Maraini, mi hanno detto.


La prima proposta l’ho rifiutata per via dei mezzi poco chiari di chi mi ha fatto la proposta e anche perché non ho dosi a sufficienza né di Maalox in casa né di sedativi per gestire una collaborazione così ravvicinata con il nostro Parlamento.
La seconda proposta invece mi ha fatto tentennare un po’ di più, solo perché arrivava da una persona valida, di cui ho stima.
Infine, dopo tante riflessioni, che si sono dipanate in un arco temporale lungo più o meno un minuto e mezzo, mentre finivo di ascoltare Rocket man di Elton John, ho declinato, per due ragioni.
La prima. Non ho dubbi che a certa sinistra possa piacere l’idea di una donna, di una donna di cultura per la precisione, da sventolare contro le ascelle sudate e i ringhi di certa destra, ma non mi sento tagliata per fare la ragazza immagine, è un’arte anche quella e non si improvvisa.
La seconda ragione, che poi è anche la ragione più profonda, è che quando ho immaginato di dover condividere la mia casa con qualcuno che collabora ancora con il PD – fossi anche me medesima – ho avuto un mancamento, un collasso psichico, un cortocircuito identitario.
E allora no, non ho dubbi, come mi è stato detto, che a certa sinistra possa piacere io (almeno finché non comprendono che ciò che dico lo dico veramente e non per mera posa, che poi l’idillio potrebbe finire presto…) ma è certa sinistra che non piace a me.
Questo al di là delle intenzioni dei singoli che come in questo caso sono senz’altro buone.


Intendiamoci, non è che non piacerebbe anche a me credere in una politica nuova, impegnata, vera, in sodalizio passionale con la cultura e con l’arte, e pronta a spiccare il volo verso un mondo finalmente più giusto, più inclusivo e più equo, ma sono puntigliosa per natura e ho una visione mia di cosa tutto questo significhi, e questa idea non include persecuzione delle minoranze, strani segni a storpiare le parole né lo sguardo arguto e ammiccante di Saviano.


— È giunto il momento consueto per precisare a chi mi segue da poco che questo non è un post di destra e non ho mai votato la destra in vita mia —


Insomma, tornando a noi, io ci ho provato solo una volta ad impegnarmi in prima persona, quando la proposta politica – giusta o sbagliata che fosse – era di reale alternativa alla situazione attuale, ed è stato con il CLN di Ugo Mattei, progetto che aveva dei tratti visionari, ma purtroppo infrantosi contro la schifosa realtà in cui siamo e contro la deludente constatazione di cosa tutti noi siamo.
Insomma, non è che non sappia che dire qualche sì, mostrarmi più gentile e collaborativa, potrebbe finalmente rendere più gentili anche gli altri con me e che so, prima o poi una strada per questo libro o per una serenità personale potrebbe anche arrivare, ma io non sono nata per questo e andare incontro al mio destino, oltre che disadattata, mi rende anche molto felice, e viva.
E dunque… Preferisco stare un passo indietro dagli schieramenti vari e fare politica come ognuno di noi è chiamato a fare, per quello che sa e per quello che può.


«Il nostro Paese attraversa un momento di grande buio, io sento che il mio posto è quello di fotografarlo». Ho risposto così.
E va bene così. Va bene così.

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