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Riflessioni sulla violenza intima | Su invito di Gino Campaner

Riflessioni sulla violenza intima | Su invito di Gino Campaner

Grazie Gino per la tua bella introduzione al mio video e al mio romanzo.
La responsabilità morale, giuridica e relazionale della violenza, anche prima dell’omicidio, è sempre di chi la agisce. Questo è un punto che tutti condividiamo e da cui possiamo partire. Ma chiunque subisce queste situazioni, sia esso uomo o donna [ci sono tanti uomini che subiscono violenza e su questo, avendoci lavorato, potrei aprire un capitolo a parte], deve trovare il coraggio di guardarsi dentro, proprio come Elettra: si potrà annegare nel buio o rinascere. Non farlo significa alimentare la catena della violenza, sabotare se stessi, senza esserne consapevoli.
La vittima di violenza non deve sradicare l’altro, non deve attendere che l’altro capisca, che cambi, che la rispetti, no! Deve sradicare il proprio richiamo verso la violenza, deve concentrarsi su se stessa, innamorarsi di se stessa, coltivare l’anima.
E dato che tra uccidere e uccidersi sul piano psichico intercorre poca differenza, concludo con una bellissima citazione: “Non ci si uccide per amore di una donna. Ci si uccide perché un amore, qualunque amore, ci rivela nella nostra nudità, miseria, inermità, nulla”.

Per guardare il video: https://www.youtube.com/watch?v=NQ_8c1C2dY8&t=1s

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