Male di vivere e suicidio. Io e Andrea Macciò, esperto di comunicazione sociale e istituzionale, ne parliamo insieme in questa intervista per Ortica Web – L’Ortica del Venerdì. Segue un piccolo estratto del mio romanzo sul tema.
Un altro tema importante è quello del disagio psichico giovanile, del “male di vivere” e delle pulsioni di morte che attraversano anche gli adolescenti. Sono passati quasi vent’anni dal periodo nel quale si svolge l’azione del libro, quanto secondo te hanno influito su questi aspetti i due anni di lockdown e restrizioni della socialità “in presenza” e la trasformazione delle esperienze e relazioni sociali in esperienze e relazioni virtuali in atto da almeno vent’anno?
Sì, tutto il romanzo è un tentativo di trovare un equilibrio tra la pulsione di vita e la pulsione di morte. In questi vent’anni l’equilibrio psicofisico di tutti noi, e degli adolescenti in particolare, trovo sia peggiorato. Questo è dovuto banalmente al fatto che viviamo meno: meno contatto con la natura, con la strada, meno relazioni, meno attività sane legate a questo legame con l’esterno. Nel mio romanzo, ambientato nei primi anni Duemila, si respirano i primi presagi di alcuni cambiamenti epocali che avrebbero mostrato il loro volto nei decenni successivi; sono descritti come una folata di vento che inizia a smuovere tutto, ma su cui nessuno ancora si soffermava a riflettere. Pian piano ci siamo rinchiusi prima nelle nostre case e poi nei nostri avatar virtuali. La vita di ciascuno di noi ne è stata travolta, ma quella degli adolescenti ancora di più, trattandosi dell’età della ricerca della propria identità attraverso il confronto con l’esterno.
Il disagio psichico è aumentato, sono aumentati i gesti di autolesionismo e i gesti estremi, come il suicidio, di cui parlo del mio romanzo. Oggi è cambiato anche il modo in cui tutto questo avviene. Non è raro che capiti senza una lettera, senza enfasi, senza poter scorgere l’ombra di un messaggio: i ragazzi si lasciano morire per gioco, come mettere un like, come partecipare a un gioco scemo e farlo girare su TikTok. I due anni di lockdown sono stati a mio avviso l’atto finale di un processo che partiva da molto più lontano nel tempo: come un trampolino che è a sua volta traguardo e a sua volta partenza.
Ora, con un solo gesto, io posso scegliere quale dei due premere: se l’inchiostro nero sopra questi fogli o il grilletto sopra la mia testa; in ogni caso, racconterò un solo riflesso del diamante, ma esso continuerà a rifletterne tanti e la vita, dopo di me, continuerà a partorire tutti i suoi opposti.
[Lo specchio degli occhi tuoi, cap. XIV, “Fine dei giochi”]
Per leggere l’intervista completa: https://www.orticaweb.it/intervista-a-rosanna-pierleoni…/
![Intervista di A. Macciò – Disagio psichico e mal di vivere [OrticaWEB]](https://www.touchcommunication.it/wp-content/uploads/2025/01/462598914_10229688795678305_3215489955744125164_n-1-1024x486.jpg)
