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Io non odio il Natale

Io non odio il Natale

Io non odio il Natale. Detesto semmai la rincorsa nevrotica al consumo, l’associazione della gioia a specifici rituali e convenevoli. La gioia è propriamente un fatto intimo, per lo più impercettibile all’esterno, una vibrazione dell’anima che solo menti sensibili avvertono in noi. Passa dal modo di guardare, di sorridere, o anche di evitare lo sguardo, e di tenere il broncio. Non ha molto a che fare con i sorrisi di plastica, con la felicità esibita, con gli eccessi. Si muove su una linea sottile, fatta di profondo Amore per la vita, eppure lì la morte c’è. Come ci sono la sofferenza, la privazione e la povertà. Forse è per questo che più ci allontaniamo dalla gioia autentica e celebriamo la sua farsa, più resteranno fuori dai nostri teatri gli ultimi, i sofferenti, chi ha fallito, chi ha perso. Forse è per questo che chi soffre è probabile che dentro un siffatto Natale soffrirà di più. Forse è per questo che sin da ragazzina preferivo tornare a casa, accanto al fuoco, a leggere, scrivere, guardare un buon film, iniziare una lettera, scrivere una pagina del mio diario per fare il punto sulla mia vita. Per me il Natale è una coperta calda, un regalo inaspettato, un messaggio che salta ogni formalità, un fatto che non ti aspetti, la storia di quattro piccole donne, l’odore della carta, le forme incostanti della fiamma, il tepore del fuoco.

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