E poi così, un semplice post di un’amica su fb su un quartiere di Roma, il Pigneto, mi riporta alla mente la mia vita nella città eterna. Odori, sapori, la consistenza dell’aria. Il locale greco lì al Pigneto, il panino stracolmo di patate bollenti mangiato sui gradini di una casa fatiscente, l’aria pesante attraversati i tornelli della metro, il puzzo nei vicoli adiacenti al Tevere, la maestosità di ogni più piccolo anfratto, la poesia delle periferie, il navigatore che puntualmente sbaglia strada, il grande raccordo anulare, i tramonti solitari dal vetro della macchina, il muoversi delle foglie dal mio piccolo balcone, le passeggiate sull’asfalto bagnato, il nuovo itinerario di lavoro, tutti i soldi in affitto, le fotografie a piante, gatti, vicoli, case, le lezioni interminabili, i pranzi nel parcheggio di un supermercato, le prese in giro bonarie, le rincorse sugli appuntamenti con le amiche, tutti alle due al solito posto per un caffè volante, gli occhi incollati sugli artisti di strada, gli ultimi spicci al distributore, l’ennesimo trasloco, i bigliettini sotto il cuscino, le vetrine illuminate per Natale, le chiese visitate sempre quando sono vuote, i passi dei bambini davanti a me all’uscita da scuola, diretti verso casa, la loro, la mia, la musica a palla nel traffico del dopo lavoro, i loro sguardi fiduciosi per me che ero lì per poco, ma per loro ero tutto, le canzoni stonate, la chitarra, il carroattrezzi di notte, la gita fuori porta, i ritorni a casa, le partenze da casa, le acrobazie degli storni nel cielo, le chiacchiere come bambine sceme sull’altalena, il vociare indistinto sul cortile, le grida improvvise quando il giorno cade, la frutta servita ai bordi di una strada, quel momento in cui ti accorgi che è nata un’amicizia, mentre il suo volto compare e scompare con delle buffe facce dietro le auto in corsa, i corsi di ballo, le lezioni di prova gratuite, i cornetti caldi alle sei del mattino, le scarpe da ballerina rovinate dall’asfalto, i sobbalzi sulle buche, il tintinnio delle monetine sul pareo orientale, le prove nei camerini per il saggio, i primi sorrisi di una nuova amicizia, l’odore delle piante nel condominio, il rumore dei cancelli, l’odore della cena, una confidenza strana, il fruttivendolo all’angolo, i bagni fatiscenti dei bar, il supermercato sempre aperto, i cappelli sempre in offerta, una nuova coinquilina, il pianto tramutato in riso, le parole fisse in testa, un romanzo tra le mani, minaccioso come una mina, un omaggio non richiesto ad una città incantevole, ferita, il caldo afoso di notte, i clacson del primo mattino, il gusto di esistere, invisibile, tra la gente, la paura di non esistere davvero, la focaccia calda dopo il lavoro, le imprecazioni che svegliano il sonno, la corsa sbagliata, l’autobus sempre in ritardo, i passi a piedi tra una banchina e l’altra, la discesa luminosa nella metro e l’uscita quando è ormai sera, la luce stancante del giorno, l’odore dell’aria la sera.
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