Riflessioni sparse sul maschile e sul femminile
Credo che il consenso sessuale ci voglia dalla a alla z, fosse pure per dimostrarmi incoerente pazza e manipolativa, eppure non credo in certe formulazioni giuridiche (in altri spazi posso dire anche perché). Credo che le donne vadano difese eppure non credo affatto nel femminismo. Credo che esistano uomini maligni e violenti eppure credo siano una preoccupante minoranza spesso pericolosamente attratta da un certo tipo di ferite. Credo che esistano donne malvage che allontanano i padri dai figli, rubano case e averi, distruggono carriere, o compiono altre efferatezze, fino alla violenza fisica, eppure continuo a credere nella donna, nella forza del femminile, e in me.
Ho letto, studiato, scritto, lottato e pianto per alcune donne morte nelle mani sbagliate, ne sono nate delle poesie di cui alcune ospitate nel romanzo che sto per ripubblicare (una per Jennifer Zacconi e il suo bimbo mai nato), mi sono trovata con tutti i piedi ad aiutare amiche e parenti, e potrei aggiungere molto altro, ma non uso mai aspetti privati per vincere alcunché, voglio sentirmi libera di dire ciò che penso senza per questo prostituirmi con la telenovela social del dolore; voglio essere libera di dire che detesto la parola femminicidio, che la trovo uno stupro al nostro assetto democratico, al linguaggio, all’onestà, senza dover fare premesse di sorta.
Credo sia esistita eccome una persecuzione del femminile, ma ne ho individuate le logiche, compreso le ragioni, e lavoro solo su quelle.
Non è sufficiente un lunghissimo torto subito per buttare a mare ogni nuovo proposito di bene consegnando ai nostri figli l’idea di un dialogo impossibile tra maschile e femminile: solo da lì sorge la vita!
Non voglio avere sulla coscienza questo asettico bene fatto di bandierine e prescrizioni per l’aborto, no, io esco, scrivo, viaggio, sogno, nessuno mi tiene in catene, sono libera anche di sbagliare, di lasciare, di picchiare e di tradire se voglio, ma sono antica come la prima donna: io che questa specie prosegua lo desidero, lo spero, lo voglio!
E solo per questo trasmetto scintille di vita e di bene alle mie figlie e a tutte le ragazze che incontro spero di poter dire ciò che 20 anni fa avrei voluto sentirmi dire io.
Credo che la persecuzione non sia mai finita, ha solo cambiato forma: oggi la più preoccupante è quella che si palesa in nostra difesa. Una donna sterile, aggressiva, cattiva, volgare, sgraziata, non ospitale, non femmina, non madre. Una donna che uccide se stessa per fare un dispetto all’uomo, una Medea senza la genialità del suo autore, una vinta!
E a questa persecuzione se ne affianca un’altra, quella verso il maschile, l’uomo, il padre.
Chi viene perseguitato è vinto in qualche modo, ma chi perseguita è vinto in ogni modo. E io difficilmente mi lascio vincere ai piani che interessano a me. Non ci è riuscito ancora mai nessuno…
Voglio gridare a gran voce che non credo la donna sia il sesso superiore, senza per questo fare alcun torto alle vittime di violenza. La gerarchia tra categorie è una cosa in cui non credo. Mai.
Loro sono vittime, ma non sono superiori in ragione del genere. Così come gli uomini che subiscono da parte delle donne o del sistema marcio, non sono superiori in nulla, sono solo vittime.
Il rischio dell’aggressività reattiva delle vittime è sempre altissimo, guarda le donne, guarda Israele, guarda i no vax…
Si passa dall’altra parte e si hanno le stesse posture mentali, sbagliate, irrazionali, violente. Si passa da essere stati perseguitati a perseguitare: no! Ho sempre vinto su altri piani le mie battaglie e ne ho avute tante, credetemi!
Se dire questo mi porta ad avere nuovi nemici, ad essere attaccata ingiustamente, me ne farò una ragione, ma non sarò costretta a forza negli schemi mentali di chicchessia, sarò sempre libera di volteggiare nei luoghi della mia anima come meglio credo, in quei luoghi dove, non senza grande dolore e fatica, ho costruito un nido di vero e autentico bene tra il maschile e il femminile che sono in me, e da allora ho riguadagnato la vista… E i torti che ho subito dagli uomini (tanti!) hanno cambiato nome e posizione e sono volati in alto, dove volano le storie…
Lungi da me convincere nessuno: non si esce da uno schema mentale, se quello schema mentale a qualche cosa serve. E non sta a me romperlo, starà lì finché servirà… l’ importante è che non venga imposto a me.
Ci hanno convinti a ragionare per barricate, la torta si fa sempre più piccola, non c’è spazio, non c’è spazio, e allora ammazziamoci l’un l’altro, per respirare quel poco di ossigeno che ci resta.
Non ci sto, non ci sto, voglio continuare a vedere tutto insieme, come facevo sin da bambina, voglio guardare la complessitá, voglio stare solo con gli ultimi, indipendentemente dalla faccia che hanno, voglio essere quella donna libera di cui si dice tanto, voglio esserlo veramente… senza essere costretta a scegliere, senza essere giudicata né etichettata per le mie idee… voglio tornare a respirare…

